Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Religiosi in missione

La vita consacrata maschile nella sua forma monastica e in quella attiva non resta alla finestra, ma vuole partecipare con ogni risorsa alla nuova evangelizzazione. A questo fine i superiori generali mettono le rispettive famiglie religiose in stato di missione per entrare a pieno titolo e con qualità nell’evangelizzazione che, a loro parere, rappresenta il progetto più importante della Chiesa odierna. Ne hanno a lungo discusso nell’assemblea numero 78 dell’Unione superiori generali (Usg) appena conclusa a Roma.

I lavori hanno tirato le fila di un percorso articolato, iniziato con un seminario teologico sulla vita consacrata, continuato con un’assemblea in maggio per valutare i risultati del seminario teologico, concluso con quest’assemblea di novembre proiettata sul prossimo sinodo dei vescovi che avrà come tema la nuova evangelizzazione. Vi prenderanno parte, infatti, anche 10 membri elettidall’Usg.

Nuova evangelizzazione e vita consacrata, considerati contestualmente, sono apparse naturalmente collegate per trasmettere la fede cristiana. Unanimi sul volere e dover puntare sulla testimonianza evangelica quale via più convincente per una fede credibile, i superiori generali — con il contributo di esperti e la riflessione su storia e prassi nelle tradizioni delle tante famiglie religiose — hanno concentrato l’attenzione sui modi della testimonianza e sul dialogo cordiale con tutte le componenti della Chiesa.

I contributi di analisi e proposte maturate con relazioni e lavori di gruppo, hanno messo in luce l’originalità della nuova evangelizzazione, le esigenze di conversione che ne discendono sia per l’opera dei missionari, che per le famiglie religiose e le strutture della Chiesa chiamata a diventare sempre più fedele al Vangelo. «Oggi — ha osservato a esempio Enrique Sánchez generale dei comboniani — sembra che la missione della Chiesa, centrata durante molto tempo nell’interesse del fare, del costruire e del promuovere opere, nel nostro tempo si trova nella necessità di inventare un altro linguaggio per comunicare la ricchezza che ha con sé». O, per dirla con Benedetto XVI, «la missione è santità, appartenenza a Dio».

Parlare di «nuova evangelizzazione» — ha chiarito nella riflessione conclusiva don Pascual Chávez Villanueva, presidente dell’Usg, riassumendo in qualche misura gli elementi portanti dei lavori — significa innanzitutto ricuperare la coscienza del mandato di Gesù agli apostoli, prima dell’Ascensione e la necessità di «nuovi evangelizzatori» veri discepoli di Gesù. Chávez ha chiarito quale ruolo può giocare la vita religiosa nella nuova evangelizzazione, sottolineando il grande impegno qualitativo che essa richiede e assicurando che la vita consacrata ha le carte in regola per svolgere un ruolo fondamentale nell’opera di nuova evangelizzazione. «Bisogna saper annunciare Cristo — ha detto — in contesti molto complessi e che, frequentemente, convivono tra di sé». Dalle persone che non hanno mai sentito parlare di Dio e non ne sentono il bisogno, a quelli che hanno abbandonato la religione, atei pratici o agnostici. Persone che vivono con una religiosità popolare; persone, infine, di una fede adulta, che hanno scoperto in Dio la verità e hanno trovato nella Chiesa la loro casa. Per fare oggi tutto ciò la vita religiosa ha le carte in regola: il primo contributo da offrire al mondo di oggi è precisamente quello di darle Dio». Nella storia della Chiesa «questo è ciò che hanno fatto i diversi ordini, congregazioni, istituti, trasformando la missione che è loro propria in fini specifici secondo i carismi, in modo tale da rispondere al piano di Dio e ai bisogni dell’umanità».

Si è molto discusso — ha osservato infine Chávez — se la vita religiosa, colpita dal processo di invecchiamento e dalla scarsità di vocazioni, possieda le energie indispensabili per rispondere alla sfida della «nuova evangelizzazione». Si dimentica che la vita religiosa non si riduce all’Europa ma comprende tutti i continenti, in alcuni dei quali gode di perfetta salute, di crescita e significatività. Si passa sotto silenzio il fatto che la vita religiosa oggi, come sempre, sta rendendo presente la Chiesa tra gli emarginati e gli scartati, preoccupandosi di bambini che devono nascere, di malati senza speranza di guarigione e di anziani che vivono da soli. Si disconosce, inoltre, che, anche in Europa, è in atto un dinamismo di rinnovamento delle congregazioni. A ciò si dovrebbe aggiungere l’impulso delle «nuove forme di vita religiosa».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE