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​Religiose di frontiera

«Le donne sono davvero capaci di affrontare la vita in tutte le sue sfaccettature — ha detto suor Yudith Pereira, direttrice della rete di Solidarity with South Sudan e religiosa della congregazione delle religiose di Gesù e Maria — e per questo il loro ruolo è centrale oggi nel mondo». Suor Yudith è una delle religiose intervenute al convegno «Women Religious On the Frontlines», svoltosi a Roma l’11 aprile scorso. Organizzata dall’ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede con l’Unione delle superiore generali (Uisg) e Solidarity with South Sudan, la giornata è stata l’occasione per ascoltare le testimonianze di religiose in prima linea nelle varie aree calde del mondo — dal fronte bellico a quello delle prigioni, dalla tratta allo stupro come arma di guerra, dalla pornografia infantile alla immigrazione illegale e al mercato di esseri umani. Dove ci sono persone vulnerabili, le religiose sono lì a mani nude. E sono lì unite: «Dove è una di noi, lì ci siamo tutte» ha detto suor Patricia Murray della Uisg nel corso dei saluti iniziali, sottolineando che le religiose cattoliche delle diverse congregazioni hanno la consapevolezza di costituire una rete. Una sorta di summa dei temi al cuore del pontificato di Papa Francesco, declinati da decenni da queste donne consacrate non solo a livello concreto e operativo, ma anche teorico. Perché — la giornata dell’11 aprile lo ha confermato appieno — non solo le suore fanno, e fanno molto e bene, ma studiano, argomentano, progettano e propongono. Essere vicino alle persone vulnerabili, infatti, richiede oltre all’amore, intelligenza, competenze e grande consapevolezza del compito a cui si è chiamate. Che si tratti di violenze, stupri o torture, di prigionia, viaggi della speranza o maternità difficili, che si parli di Filippine, America meridionale, Siria, Cambogia, Nigeria o Europa, una parte importante dell’essere in prima linea significa, ad esempio, saper aiutare la vittima anche a gestire e guarire i ricordi. «Una donna sfruttata sessualmente dall’Is — ha raccontato la religiosa siriana Monique Tarabeh delle suore di Nostra Signora della carità del Buon pastore — che viveva in un nostro centro a Homs scappava ogni volta che sentiva aprire una porta perché pensava fossero venuti a prenderla per abusare di lei. Solo dopo sette mesi di terapia è riuscita a liberarsi da questo incubo». Nel corso della giornata l’ambasciatore Callista L. Gingrich ha conferito a suor Maria Elena Berini, religiosa di Santa Giovanna Antida Thouret, il premio internazionale Women of Courage Award, conferito annualmente dal dipartimento di stato statunitense a donne che si sono distinte per il loro coraggio. Suor Berini, nata nel 1944 a Sondrio, dopo trentacinque anni passati in Ciad (1972-2007) vive ora nella Repubblica Centrafricana, dove svolge il suo impegno pastorale in una zona al confine con il Ciad e il Camerun. Nel settembre del 2017, suor Berini ha accolto nella sua missione di Bocaranga migliaia di persone in fuga dall’attacco delle milizie musulmane Balaka. «Noi non guardiamo alla religione, alla cultura o alla provenienza: noi guardiamo alle persone che hanno bisogno di affetto, di amore e di accoglienza». È stato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli stati, a chiudere il convegno con un intervento molto personale: Gallagher ha infatti ripercorso i suoi anni nel servizio diplomatico della Santa Sede in Libia, Burundi, Guatemala e Australia raccontando il lavoro indomito e coraggioso di tante suore. «Le religiose nel mondo stanno facendo un lavoro magnifico con grande passione e tenerezza . E hanno il coraggio di andare in posti dove noi uomini forse abbiamo paura di andare. Portando la compassione di Gesù per le persone in difficoltà» ha detto Gallagher . Un riconoscimento importante, a conclusione di una giornata di lavori dalla quale sono emersi — come ha ricordato la giornalista inglese di Radio Vaticana Philippa Hitchen, moderatrice dei lavori — anche i piccoli semi di speranza che qua e là stanno finalmente dando, timidamente e tra mille problemi nuovi e antichi, alcuni frutti.

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19 agosto 2019

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