Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Religiosa custodia

· Si apre in Vaticano un convegno di studi per il quarto centenario di fondazione dell’Archivio Segreto (1612-2012) ·

Il 17 e il 18 aprile si svolgerà in Vaticano, nella Sala Pio X di via della Conciliazione, il convegno di studi «Religiosa Archivorum Custodia» organizzato in occasione del quarto centenario di fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano. Come spiegato dal cardinale Raffaele Farina, archivista e bibliotecario, il convegno — cercando di evitare autocelebrazioni e riproposizioni di temi di storia dell’archivio già discussi in passato — è strutturato in modo da proporre, con i contributi degli officiali stessi dell’Archivio, il punto dei lavori svolti negli ultimi trent’anni su fondi vecchi e nuovi. E le novità non sono poche, sia grazie a nuove donazioni o acquisizioni, sia per un riordino più attento dei fondi antichi (ad esempio quelli del periodo napoleonico o quelli della Segreteria di Stato in epoca contemporanea). Sarà presentata per la prima volta un’altra categoria di nuovi fondi (in parte ancora chiusi): il vasto archivio della Pontificia Commissione per l’arte sacra in Italia, istituita nel 1924 e operante fino al 1988). Sarà inoltre dato conto dell’impegnativo lavoro di riordinamento dell’archivio del concilio Vaticano II.

Nei tre testi che aprono questo paginone anticipiamo stralci della presentazione del cardinale Raffaele Farina, archivista e bibliotecario, della relazione di apertura (sulle origini dell'Archivio) che sarà tenuta dal vescovo prefetto, Sergio Pagano, e della relazione di Francesca di Giovanni che chiuderà la prima giornata dei lavori e che sarà incentrata sulle carte dei due uffici organizzati da Papa Pio XII allo scoppio della Seconda guerra mondiale: l'Ufficio Informazioni Vaticano e la Commissione soccorsi .

È in corso ai Musei Capitolini di Roma un’importante mostra, «Lux in arcana», voluta per commemorare il quarto centenario dalla fondazione del moderno Archivio Segreto Vaticano. A essa, che tanto successo ha riscosso e riscuote, abbiamo voluto aggiungere, con il medesimo scopo, il presente convegno che si rivolge a un pubblico di ricercatori specializzati, di studiosi che frequentano l’Archivio Vaticano o che in esso si recheranno per future ricerche, ai cultori della storia e delle sue fonti, agli studenti universitari e della nostra Scuola Vaticana di Paleografia, diplomatica e archivistica.

Il titolo scelto per il nostro convegno bene indica la coscienza che l’Archivio Segreto Vaticano ha di se stesso e della sua missione, affidatagli lungo i secoli dai Romani Pontefici: «religiosa archivorum custodia». Se il sostantivo custodia ben si adatta a ogni archivio, e quindi a fortiori all’Archivio Vaticano, l’aggettivo religiosa potrebbe sulle prime sorprendere, perché solitamente si usa riferirlo alle cose o alle realtà sacre. Furono invece proprio i Pontefici, e in specie il dotto Benedetto xiv, a parlare, in taluni loro documenti specifici indirizzati agli archivi o agli archivisti, di religiosa custodia e qualche volta di religiosa cura in tabulariis servanda .

Che cosa intendevano dire? Niente di più e di diverso da quello che dicevano i grandi eruditi del Seicento e del Settecento per le carte, i monumenti, le istituzioni, da tenere appunto — ripetendo Scipione Maffei — in religiosa custodia ; volendo con tale espressione indicare il valore eccezionale dei documenti e allo stesso tempo la qualità e devozione con cui devono essere custoditi.

Il primo che, nei tempi moderni, abbia parlato degli archivi con un tale linguaggio fu Baldassarre Bonifacio, vescovo di Capodistria, nel suo trattatello De archivis liber singularis , pubblicato a Venezia nel 1632, il cui capitolo decimo recava appunto il titolo: De religione archivorum .

I Pontefici furono sempre convinti che le carte degli archivi costituiscano per un verso un valido strumento di governo, e quindi anche uno strumento di diritto (potendo esse provare i titoli di possesso e di regno); e per altro verso, nel loro sedimentarsi — come insegna la più avanzata archivistica — riflettono l’attività, le visuali, i moventi, insomma la “vita” dell’istituzione che le ha prodotte, che, nel nostro caso, è la Chiesa Cattolica, o per dir meglio i Romani Pontefici e la Curia Romana.

E dato che nel più umile atto o scritto dei Papi, come nel più sublime di essi, si scorge sempre, in maniera implicita o esplicita, la cura pastorale da Gesù Cristo loro affidata, come successori di Pietro, non meraviglia che tale “filigrana” si rifletta anche nelle carte del loro archivio come “dimensione religiosa” primaria.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

07 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE