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Relazioni
dei circoli minori
di lingua spagnola

· Presentate durante la tredicesima congregazione generale ·

Proposte concrete

non parole vuote

Spagnolo A

Seguendo la stessa metodologia usata nelle riunioni precedenti, iniziamo la lettura, punto per punto, della terza parte dell’Instrumentum laboris.

Il primo punto che ha attirato la nostra attenzione è stato quello dell’innamoramento e delle tappe della preparazione al matrimonio (remota, prossima e immediata). Abbiamo constatato che, oltre ad animare i candidati alla partecipazione liturgica, bisognerebbe dedicare più tempo a questo punto. Perciò le parrocchie devono elaborare e offrire iter di formazione.

Chidi A. Okoye «Famiglia» (2010)

Allo stesso modo, abbiamo insistito sul fatto che, tra gli ambiti dell’educazione nell’amore, la famiglia occupa un posto di prim’ordine, trattandosi di un suo dovere primario.

La famiglia è origine di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, senza escludere da ciò le famiglie in situazioni difficili.

È indubbio che la maggior parte delle legislazioni civili non accolgono né esprimono i valori evangelici della famiglia e perciò dovremmo fare causa comune con altre confessioni religiose cristiane e anche con altre religioni che condividono l’ideale della famiglia.

Man mano che procediamo nella lettura, troviamo molte ripetizioni e persino un disordine costante nell’elaborazione dei temi, per cui si suggerisce che la commissione di redazione riveda, riorganizzi e addirittura rielabori i numeri 84, 85, 86, 94 e 95.

Nel testo si sua l’espressione “comunità cristiana” senza che venga ben definito a che cosa si riferisce: Alla parrocchia? Alle piccole comunità ecclesiali? Alle comunità ecclesiali di base? Ai movimenti e alle associazioni?

I numeri dal 114 al 117 sono già stati inclusi e risolti da Papa Francesco nei due motupropri Mitis et misercors Iesus e Mitis Iudex Dominus Iesus, dello scorso 15 agosto, per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale nel Codice dei canoni delle Chiese orientali e nel Codice di diritto canonico. Occorrerebbe che la commissione di redazione elaborasse un numero che indichi l’applicazione dei motupropri e che allo stesso tempo si chieda aiuto a tal fine.

Gesù manifesta vicinanza ai cristiani, e, alla maniera di Gesù, noi dobbiamo fare lo stesso poiché, come dice sant’Agostino «quello che mangi, da’». Occorre pertanto integrare i divorziati risposati mediante un iter via caritatis che permetta di aprire porte e di stare vicino a quanto sono feriti.

È indubbio che potremmo chiederci chi esclude chi, e dire che il sacramento dell’Eucaristia è sacramento di vivi, ma occorre fare tutto il possibile e il necessario per attirare quanti si sono allontanati.

La via della carità è una pastorale che accoglie e avvicina, mentre la “via giudiziaria” risveglia in molti sospetti e diffidenza, e non c’è dubbio che molti nostri matrimoni non sono veri sacramenti.

Non basta parlare di cammini di misericordia e di vicinanza, ma si deve giungere a proposte concrete perché altrimenti restiamo con parole belle ma vuote. Forse la “decentralizzazione” di cui ha parlato il Santo Padre in occasione della commemorazione dei cinquant’anni del sinodo può aiutare a rendere più agile e vicina la soluzione, evitando anche molte forme di discriminazione che ci sono nella Chiesa nei confronti di queste persone.

Sembra che sul tema della vicinanza siamo tutti d’accordo, ma, che cosa succede quando si affronta quello dell’accesso ai sacramenti? Senza dubbio, dobbiamo pensare a un gesto generoso togliendo dal cammino molti ostacoli affinché i divorziati risposati possano partecipare più pienamente alla vita della Chiesa: non possono essere padrini, non possono essere catechisti, non possono insegnare religione... Dobbiamo dimostrare che abbiamo ascoltato il “grido” di tante persone che soffrono e gridano chiedendo di partecipare più pienamente possibile alla vita della Chiesa.

D’altro canto, dobbiamo porre fine al continuo rimprovero che facciamo a quanti hanno fallito nel loro primo matrimonio, senza dimenticare che anche noi abbiamo una parte di colpa in tale fallimento, perché non li abbiamo accolti, abbiamo semplicemente espletato le formalità e soddisfatto i requisiti legali, e molto spesso attraverso segretarie...

Allo stesso modo, occorre porre fine all’atteggiamento elitista e settario mostrato da molti membri della comunità cristiana verso queste persone.

Il tema dell’adozione è stato anch’esso al centro della nostra attenzione. In alcuni Paesi e ambiti non risulta facile affrontarlo per la loro legislazione, ma deve risultare chiaro che, in ogni adozione, deve prevalere ed essere rispettato il bene del bambino al di sopra di qualsiasi altro interesse.

Infine, riguardo al tema della famiglia e al suo ruolo come promotrice della vita e dell’educazione, è stata segnalata la necessità di salvaguardare il rispetto per la coscienza rettamente formata dei coniugi, come pure il dovere degli Stati di offrire un’educazione accessibile e di qualità affinché tutti i genitori possano mettere in atto il loro diritto intrasferibile di essere i primi educatori dei figli.

Alla fine del lavoro sono stati approvati 59 modi.

Vogliamo infine sottolineare il clima fraterno, di dialogo sincero e fecondo, che ha caratterizzato il lavoro del gruppo. Ringraziamo il Santo Padre per l’opportunità che ci sta dando, cum Petro e sub Petro, di vivere questo cammino di sinodalità al servizio della Chiesa.

Con libertà

e responsabilità

Spagnolo B

La sessione vespertina di martedì 13 ottobre è stata dedicata nel nostro circolo a uno scambio generale di opinioni sulla terza parte. Il moderatore ha suggerito a ognuno di segnalare ciò che gli sembrava più importante affinché non ci dimenticassimo di esaminarlo al momento di presentare i modi. C’è stata unanimità nel sottolineare il bisogno di esaminare i temi più delicati a partire da uno sguardo pastorale, di accompagnamento, di autentico spirito di misericordia. Nelle giornate seguenti i modi proposti hanno raccolto le speranze e le gioie che abbiamo portato da ognuna delle nostre comunità.

Siamo tutti concordi nel dire che non si tratta di modificare e di addolcire la dottrina, ma di vedere il suo sviluppo organico per conciliare verità-accompagnamento, dottrina-pastorale, senza dicotomie. Abbiamo deciso di affermare chiaramente che il nostro servizio sinodale è di fare proposte — non proposizioni e neppure un documento definitivo — che servano al Santo Padre per un migliore esercizio del ministero petrino.

Sono stati affrontati i temi più complessi con grande rispetto, con la partecipazione di tutti, in un dialogo fraterno, con serenità e libertà. Abbiamo lavorato intensamente in un clima edificante in cui ci siamo sentiti arricchiti dai contributi di ognuno dei presenti, vescovi, sacerdoti, religiose e laici.

Constatiamo il bisogno di prepararci e di farci consigliare meglio, con l’aiuto di esperti e con l’ascolto attento delle persone e della cultura del nostro tempo, su molti dei nuovi temi che devono essere approfonditi per poter dire una parola significativa al momento di esaminarli pastoralmente. Per esempio, temi come la sessualità, la bioetica e la biogenetica, i nuovi scenari culturali della famiglia, le migrazioni, la povertà, i divorziati e altri ancora. Ringraziamo il Santo Padre per i recenti motupropri volti ad rendere agili i processi di nullità di alcuni matrimoni, espressione dell’azione samaritana e risanatrice, portatrice di speranza a un mondo ferito da ideologie e poteri, ammettendo le nostre mancanze e ricevendo dai beni e dai mali delle famiglie del mondo un appello ad avere un “volto di misericordia”, cum Petro e sub Petro.

Il testo di questa terza parte è abbondante, ma a volte confuso e ripetitivo, anche se comprendiamo che si è voluto riunire in esso i numerosi contribuiti offerti nel lungo percorso di questi ultimi due sinodi. Pensiamo che i redattori del testo definitivo debbano tener conto della convenienza di riordinare i temi con una logica interna e in stretto rapporto con il vedere e il giudicare delle prime due parti.

Abbiamo esaminato il tema dei divorziati risposati in una prospettiva più ampia, poiché la possibilità sacramentale della riconciliazione e/o dell’Eucaristia, pur essendo importante, non è la sola. C’è un cammino da percorrere che deve essere approfondito con pazienza e creatività. Il risultato e la buona riuscita di questo sinodo non dipendono dal tema della comunione ai divorziati.

Sui primi due capitoli abbiamo fatto alcune piccole osservazioni. Ci siamo soffermati sul tema della conversione missionaria, sul bisogno di un linguaggio rinnovato e di un maggiore dominio del significato della mediazione culturale.

Per quanto riguarda la famiglia e la formazione, abbiamo tenuto conto delle esperienze esistenti; e abbiamo anche considerato l’urgenza di fare della pastorale familiare un asse trasversale di tutta la pastorale. Siamo consapevoli della necessaria preparazione degli agenti di pastorale in questo campo e che mancanze a cui come istituzione dobbiamo correggere. La preparazione al matrimonio, remota e prossima, è un compito evangelizzatore di prim’ordine, in intimo rapporto con le altre dimensioni della pastorale.

Il capitolo 3, famiglia e accompagnamento ecclesiale, ci ha portato a condividere, con abbondanza di approcci, uno dei temi principali di questo sinodo. Partendo dalle luci e dalle ombre, abbiamo riflettuto per offrire al Santo Padre alcune piste per una migliore attenzione pastorale alle famiglie, nell’accompagnamento attraversato dal grande fiume della misericordia. Come il padre della parabola del figliol prodigo, dobbiamo stare attenti, scrutando l’orizzonte, a offrire speranza, gioia e impegno con Gesù e con la Chiesa, al di là della richiesta del figlio maggiore che si è sentito ferito e contrariato perché suo padre si è occupato in modo festoso del figlio perso. In Gesù crocifisso e abbandonato confluiscono tutte le sofferenze dell’umanità. Nella comunione con lui ci sentiamo tutti accolti.

Riconosciamo chiaramente i cammini d’integrazione alla comunità cristiana di quanti vivono una situazione stabile, poiché abbiamo l’obbligo di offrire loro vie di crescita spirituale e di partecipazione attiva ad alcune delle attività della comunità ecclesiale, e le possibilità di partecipazione sacramentale, sapendo che è una nuova via, che richiede fedeltà, attenzione, prudenza, ma al tempo stesso creatività e coraggio.

Non ci appare corretto chiamare “cammino penitenziale” l’iter dei divorziati risposati; converrebbe forse parlare di iter di riconciliazione, poiché ci sono realtà irreversibili che non possono essere sottoposte a un cammino penitenziale, che non si possono superare.

Il tema dell’accesso ai sacramenti, più concretamente all’Eucaristia, non può né deve essere al centro, e neppure essere il punto focale, dell’attenzione data a questo situazioni. Crediamo che il dono migliore che possiamo fare al Santo Padre sia di comunicargli i nostri dubbi e i nostri risultati, affinché possa, con l’aiuto dello Spirito, indicare alla Chiesa e al mondo la salvezza di cui è portatore, custode e centro dell’unità della fede.

Il tema della paternità responsabile e della responsabilità generativa è stato oggetto di un ricco scambio, e, al momento attuale, è di grande importanza per il rispetto per la dignità della persona e della vita.

La sinodalità, così come l’ha descritta il Santo Padre sabato scorso, ci incoraggia ad offrirgli con libertà e responsabilità l’esperienza pastorale nell’ascolto, nel silenzio e nell’accompagnamento delle nostre comunità, della Chiesa universale e del mondo. Grazie Papa Francesco per il suo esempio, per la pazienza, la vicinanza e la preghiera, per l’invito ad agire con libertà e responsabilità; la sua testimonianza ci conforta e c’incoraggia

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