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Regno Unito e Santa Sede
insieme per la giustizia

· Il segretario di Stato per il centenario delle relazioni diplomatiche ·

«Cristo continua a inviare i suoi discepoli nel mondo per annunciare la venuta del suo Regno e portare la sua pace»: riprendendo le parole pronunciate da Benedetto XVI al Bellahouston Park di Glasgow il 16 settembre 2010, il cardinale Pietro Parolin ha richiamato le «opere di giustizia, pace e riconciliazione» che hanno visto la Chiesa cattolica, la Comunione anglicana e altre comunità cristiane lavorare insieme con le autorità britanniche.

James William Edmund Doyle«Predica di Agostino di Canterbury a re Etelberto di Kent» (1864)

L’occasione è stata, mercoledì pomeriggio, 3 dicembre, la celebrazione presieduta dal segretario di Stato nella basilica di San Paolo fuori le Mura per commemorare il centenario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno Unito.

Vi hanno partecipato cardinali, vescovi e sacerdoti giunti appositamente d’Oltremanica, ecclesiastici britannici che svolgono il loro ministero o compiono gli studi a Roma, una delegazione del Governo di Sua Maestà guidata dalla baronessa Anelay, ministro di Stato del Foreign office, dignitari della Comunione anglicana, rappresentanti del Sovrano militare ordine di Malta, membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e monaci della comunità benedettina di San Paolo.

Tra le opere richiamate, il cardinale Parolin ha sottolineatoquelle volte alla protezione degli innocenti e dei deboli nelle due guerre mondiali e nei conflitti più recenti in tutto il mondo; e quelle per la promozione del dialogo e della riconciliazione, al fine di realizzare una pace duratura tra i popoli. «Il Governo britannico e la Santa Sede — ha commentato — hanno collaborato in questi sforzi per la giustizia e la pace, e noi desiderano rafforzare ed estendere questa cooperazione per il bene di tutti, sia in situazioni di calamità, dalle carestie in Africa ai maremoti in Asia, sia per i poveri nelle nostre comunità e per quelli alla periferia della società: i non ancora nati nel grembo materno, i malati e gli anziani, le vittime di abusi e della tratta di esseri umani». Perché, ha spiegato, «in tutti questi sforzi, la nostra determinazione a lavorare per la giustizia e la pace si radica sempre nella dignità inalienabile della persona umana».

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