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Regno Unito alle urne
con l’incognita May

· Si vota per le europee mentre si parla di imminente crisi di governo ·

È stato il Regno Unito, che continua a essere scosso anche in queste ore dalla questione Brexit, a dare il via oggi, insieme con i Paesi Bassi, alle operazioni di voto per il rinnovo delle istituzioni europee. Ai seggi sono chiamati i sudditi di Sua Maestà e i cittadini Ue residenti sull’isola che si siano registrati sul territorio nelle settimane scorse. Negli altri paesi dei 28 membri Ue si vota il 24 o il 26 maggio.

Il Regno Unito non avrebbe dovuto partecipare alle elezioni europee perché doveva separarsi dall’Unione europea entro il 29 marzo 2019. Ma non avendo portato a termine il processo e avendo ottenuto da Bruxelles una proroga di tempo fino al 31 ottobre, i cittadini del Regno Unito sono chiamati oggi a scegliere 73 deputati all’Europarlamento: 70 in Gran Bretagna e tre in Irlanda del Nord. I sondaggi della vigilia hanno dato per vincente il Brexit Party di Nigel Farage, mentre hanno prospettato una disfatta per i Tories e un forte ridimensionamento per i laburisti. La previsione è anche di un forte aumento dei consensi per i Liberaldemocratici e i Verdi, i due partiti decisamente schierati a favore della Ue.

Un’esponente di spicco del partito di May, Andrea Leadsom, responsabile dei rapporti con il Parlamento, ha annunciato le dimissioni in polemica con il premier, dopo la presentazione del nuovo piano per la Brexit. In un tweet nella tarda serata di ieri, Leadsom ha annunciato le proprie dimissioni «con grande rammarico e il cuore pesante». Nella lettera al premier, ha spiegato di «non credere più che il nostro approccio realizzerà il risultato del referendum» del 2016. Downing Street ha definito May «contrariata» dalle dimissioni, ma «concentrata nel realizzare la Brexit per la quale la gente ha votato».

«Non si può andare avanti così: non è nell’interesse nazionale», ha detto alla Bbc Steve Baker, esponente di punta dell’European Research Group, il gruppo che raccoglie circa un’ottantina di deputati conservatori definiti dai media in questi anni «euroscettici» o con termine inglese «Brexiteers».

Martedì il premier Theresa May ha presentato in parlamento il suo progetto rivisto e corretto per rendere Brexit realtà. Il piano in dieci punti è stato commentato subito negativamente da quasi tutti: dall’opposizione laburista, dai liberaldemocratici e dai Verdi, dagli unionisti del Dup e dall’ala pro-Brexit del partito conservatore. Molti sostengono che non ha senso neanche presentare il disegno di legge al voto a inizio giugno, come previsto, perché è sicuro che verrà bocciato dal Parlamento. Il ministro dell’ambiente Michael Gove ha invitato tutti i deputati a «prendere tempo e riflettere seriamente», studiando i dettagli del piano pubblicato oggi.

Nell’ultima versione del piano presentata due giorni fa — dopo le tre bocciature nei mesi precedenti — May ha fatto alcune concessioni, come la possibilità per i deputati di votare su un secondo referendum, ma solo in cambio dell’approvazione del disegno di legge da lei presentato. Per quanto riguarda l’opposizione, le sue concessioni ai laburisti su diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente non sono state giudicate sufficienti. Le proposte sono «troppo deboli, troppo poco e troppo tardi», ha detto Sir Keir Starmer, responsabile di Brexit del partito laburista.

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25 agosto 2019

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