Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Regge la tregua
in Sud Sudan

· ​Oltre trecento le vittime degli scontri tra fazioni rivali ·

Spiragli per la fine delle ostilità in Sud Sudan. Dopo giorni di violenti combattimenti e atrocità, che hanno insanguinato il più giovane Paese africano, il presidente, Salva Kiir, ha ordinato ieri sera un cessate il fuoco unilaterale, chiedendo ai militari di proteggere i civili. 

Centinaia di sfollati per i combattimenti a Juba (Afp)

 Poche ore dopo, anche il suo storico rivale, il primo vice presidente, Riek Machar, ha lanciato un appello alla tregua, che sembra reggere. Al momento, indicano fonti giornalistiche locali, non si vedono elicotteri nei cieli sopra la capitale o carri armati per le strade, nè si ha notizia di spari o scontri armati. Almeno 300, in maggioranza militari, sono però le vittime dei cruenti scontri che hanno visto per giorni contrapporsi le forze governative di Kiir a quelle che appoggiano Machar: due entità tornate a fronteggiarsi, malgrado la firma dell’accordo di pace siglato nell’agosto dello scorso anno, in nome di un’antica rivalità intertribale. Una violenza inaudita. esplosa negli stessi giorni in cui il Paese, poverissimo, ma ricco di idrocarburi, si apprestava a festeggiare il quinto anniversario dell’indipendenza da Khartoum. Un bagno di sangue che non ha risparmiato nemmeno le forze delle Nazioni Unite, con la morte di almeno un casco blu di nazionalità cinese, rimasto ucciso due sera fa per un colpo di mortaio sparato contro una base dell’Onu. Il conflitto che dal dicembre del 2013 sta insanguinando il Paese — con decine di migliaia di morti e due milioni di sfollati — è, come detto, di matrice interetnica: il presidente Kiir è di etnia dinka, mentre il vice Machar, già leader dei ribelli, è di etnia nuer. Ma non mancano i risvolti internazionali al sanguinoso conflitto, con l’Uganda che appoggia le forze governative, mentre il Sudan sostiene i ribelli.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE