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Regge
la tregua siriana

· L’Onu parla di significativa riduzione delle violenze ma i convogli con gli aiuti restano fermi ·

«C’è stata una significativa riduzione della violenza». È la prima volta che l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, usa queste parole per descrivere la situazione in Siria. Segno che la tregua, scattata due giorni fa in seguito all’accordo tra Stati Uniti e Russia, sta funzionando. «Ci sono stati alcuni incidenti — ha detto de Mistura — ma se paragonata alla situazione dei giorni scorsi non vi è dubbio che vi è una significativa riduzione». 

Un civile siriano cammina tra le macerie causate dalle bombe ad Aleppo (Afp)

Spetterà a Mosca e Washington «valutare la situazione formalmente allo scadere dell’intesa» ha aggiunto il diplomatico. Per quanto riguarda gli aiuti umanitari da far giungere alla popolazione, «l’Onu è pronta, ma ci sono ancora alcune formalità da espletare». Dunque — ha precisato — i convogli «sono ancora fermi»; il palazzo di Vetro ha chiesto «rassicurazioni sul fatto che sia autisti che veicoli non vengano colpiti».
La tregua, dalla quale sono esclusi i territori in mano ai jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is), dovrebbe spianare la strada alla ripresa dei negoziati a Ginevra. Negoziati ai quali l’Unione europea vuole partecipare attivamente, come ha ribadito questa mattina, pronunciando il suo discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. «Mogherini, la nostra vicepresidente ed alto rappresentante per la politica estera, sta facendo un lavoro straordinario» e può diventare «la vera ministra degli esteri dell’Unione europea» ha detto Juncker. Per questo, «le chiedo di sviluppare una strategia europea per la Siria e deve avere un posto al tavolo sull’avvenire della Siria».
La situazione sul campo resta comunque molto fragile. Mosca ha dichiarato ieri che il rifiuto da parte di 21 gruppi dell’opposizione moderata siriana di rispettare la cessazione delle ostilità è «una sfida stridente agli sforzi di pace» come si legge in un comunicato del ministero degli Esteri. Il Cremlino ha inoltre chiarito che le forze governative del presidente Assad stanno rispettando pienamente la tregua. «L’esercito ha completamente fermato il fuoco, tranne in aree in cui i jihadisti sono operativi» ha spiegato il portavoce militare Viktor Poznikhir. Le forze dell’opposizione «moderata», ha aggiunto, hanno violato la tregua «almeno 23 volte sparando su edifici residenziali e del Governo». Ma non solo: «L’opposizione moderata — afferma il Cremlino — sta riorganizzando le sue forze per il lancio di un’offensiva nelle province siriane di Hama e Aleppo».
In molte zone del Paese si continua a combattere. Ieri l’esercito turco ha colpito con l’artiglieria due obiettivi in territorio siriano, dopo che un colpo di mortaio era stato sparato verso la provincia frontaliera turca di Hatay, da zone ritenute sotto il controllo del Governo di Damasco. Le forze di Ankara precisano di aver agito «secondo le regole d’ingaggio».

Tensione alta anche sul Golan, al confine con Israele. L’esercito israeliano ha riferito che tre missili sono stati sparati dalla Siria contro la parte delle alture del Golan sotto il suo controllo. Non sono stati segnalati vittime o danni materiali. In precedenza, Israele aveva smentito la notizia dell’abbattimento di un suo caccia e di un suo drone.

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