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Regalo avvelenato

· La storia del documentario girato a Theresienstadt nel 1944 ·

Prendendo spunto dal romanzo dello scrittore svizzero Charles Lewinsky, Un regalo del Führer (Einaudi, 2014), Anna Foa ci racconta la storia del documentario che i nazisti vollero girare nel ghetto di Theresienstadt (sopravvissero diciassettemila dei circa centoquarantamila ebrei che vi passarono) per smentire le voci che circolavano sullo sterminio e dimostrare al mondo, specie ai Paesi neutrali, che i nazisti trattavano gli ebrei con riguardo. 

Un’immagine di propaganda sulla vita a Theresienstadt (1944)

"A girarlo – scrive Foa – fu incaricato un noto regista detenuto nel ghetto, Kurt Gerron, un ebreo tedesco. Il film fu girato in pochi giorni, e subito dopo ripresero i trasporti, in cui furono inclusi sia Gerron che tutti coloro che avevano partecipato al film: tremila donne e tremila uomini partirono per Auschwitz. Del filmato – che Hitler non fece in tempo a distribuire – restano circa 24 minuti (visibili sul web) che mostrano gli ebrei di Theresienstadt felici e sorridenti".

Per il regista, conclude Foa, "il dilemma non è solo più fra la sopravvivenza dei più e la resistenza al nazismo, è tra la resistenza e la professionalità. Gerron fa il suo film, tra mille difficoltà, solo per vedere tutti i suoi protagonisti, tutte le sue comparse, tutti i suoi tecnici sul treno, insieme a lui: il film non ha comprato la vita di nessuno, i trasporti riprendono. Gerron, che pur credeva con questo film di essere divenuto indispensabile, è solo un ebreo. E nessun ebreo è indispensabile ai nazisti".

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22 febbraio 2018

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