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Rebus libanese

· Il Parlamento di Beirut vota il nuovo presidente ·

Mentre il conflitto in Siria si fa sempre più sanguinoso e le trattative israelo-palestinesi stentano a ripartire, le elezioni presidenziali in Libano rappresentano un appuntamento di cruciale importanza nel rebus politico del Vicino Oriente. Per domani è prevista una nuova votazione al Parlamento di Beirut, ma la scontro politico è durissimo e fare previsioni pressoché impossibile.

Il mandato di Sleiman termina il 25 maggio e — stando al giudizio degli analisti — c’è il rischio concreto di un vuoto di potere se non verranno superate le divergenze tra le due maggiori coalizioni politiche: l’alleanza dell’8 Marzo, a cui appartiene Hezbollah, e quella del 14 Marzo, di cui fa parte il partito Tayyar al-Mustaqbal di Saad Hariri. Dopo il nulla di fatto alla prima votazione del Parlamento dello scorso 23 aprile, le altre votazioni sono saltate per mancanza del quorum a causa del boicottaggio attuato dai membri dell’alleanza dell’8 Marzo.

Ieri l’ex presidente libanese e leader storico delle Falangi, Amin Gemayel, ha avuto un colloquio con l’attuale capo di Stato, Michel Sleiman. Gemayel — si legge sul sito internet del giornale «An Nahar» — ha lasciato il palazzo presidenziale di Baabda, sulle colline che dominano Beirut, senza rilasciare dichiarazioni. Al potere dal 1982 al 1988, il leader falangista ha incontrato negli ultimi giorni vari esponenti politici.

Hezbollah, principale forza dell’8 Marzo, esclude un’eventuale estensione del mandato di Sleiman, senza fare nomi alternativi. «Le proposte di estendere il mandato del presidente Sleiman non ci riguardano — ha detto il numero due di Hezbollah Sheikh Naim Qassem —, l’estensione non è altro che una speranza impraticabile». 

  Luca M. Possati

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24 maggio 2019

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