Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Razzo a Kabul
contro
il ministero della Difesa

· Primo attentato dopo l’annullamento di Trump dei colloqui di pace con i talebani ·

Una forte esplosione è stata udita poco dopo la mezzanotte nel centro della capitale dell’Afghanistan, Kabul, nel diciottesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre. L’esplosione, provocata da un razzo lanciato da una posizione sconosciuta, ha colpito un muro del ministero della Difesa, che si trova nelle vicinanze dell’ambasciata degli Stati Uniti.

Residenti hanno parlato di un’alta e densa colonna di fumo, mentre un impiegato dell’ambasciata statunitense ha confermato l’esplosione alla agenzia di stampa Associated Press, senza fornire ulteriori dettagli. Non ci sono al momento notizie di vittime o feriti gravi.

È il primo attentato nella capitale dell’Afghanistan dopo la recente decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di annullare i colloqui di pace con i talebani, previsti per domenica prossima a Camp David. Colloqui che avrebbero dovuto portare a un’intesa per mettere la parola fine al più lungo impegno militare statunitense all’estero. Nelle scorse settimane, sia dai vertici diplomatici dei talebani riuniti a Doha (capitale del Qatar), che dall’inviato di pace americano in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, erano arrivate dichiarazioni riguardanti una possibile imminente chiusura dell’intesa di pace.

Doveva essere un accordo «in linea di principio» — in attesa della definitiva approvazione del presidente statunitense — in grado di dare il via alla seconda fase del processo di pacificazione afghana che deve vedere come protagonisti il Governo di Kabul, gli stessi talebani (che rifiutano di sedersi al tavolo delle trattative con il presidente, Ashraf Ghani) e le varie realtà etniche e di potere afghane. Ma poi è arrivato il ritiro di Trump. «Il presidente ha preso la giusta decisione. Gli Stati Uniti non faranno alcun accordo con chi continua a seminare violenza», ha spiegato il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, intervistato dalla Cnn.

Pompeo ha poi dichiarato che in questa difficile situazione si allontana il ritiro delle truppe dall’Afghanistan: «Gli Stati Uniti ridurranno le loro truppe solo se cambiano le condizioni di sicurezza», ha precisato il segretario di Stato, aggiungendo che per portare avanti i colloqui di pace è necessario che i talebani mostrino un impegno concreto, visto che il presidente «non ha ancora deciso» se ritirare parte dei 14.000 soldati statunitensi ancora presenti in Afghanistan.

I talebani hanno risposto in maniera dura alla decisione di Trump. Gli Stati Uniti «rimpiangeranno presto» il ritiro dal tavolo dei negoziati, ha affermato il portavoce degli insorti, Zabihullah Mujahid.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE