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Ravvivare le radici

«Ospitare le differenze» come antidoto alle voci che seminano «divisione e contrapposizione» nell’attuale scenario mondiale. Dal palazzo presidenziale di Vilnius, distrutto e riedificato più volte lungo la storia del novecento, il cuore dell’Europa sembra lontano ma proprio tra le crepe dei muri rialzati e rimbiancati si trovano molte delle radici della memoria collettiva europea. Papa Francesco non si è lasciato sfuggire l’occasione, e così sabato, appena giunto nella capitale lituana, tappa iniziale del viaggio nelle Repubbliche baltiche, ha subito puntato l’attenzione su quel passato dalle robuste radici dove «tolleranza, ospitalità, rispetto e solidarietà» sono i pilastri che hanno «permesso di crescere e di non soccombere come Nazione».

Nel primo discorso ufficiale nel più esteso e meridionale dei Paesi baltici, il Pontefice ha ribadito che non ci si può rassegnare ai moderni paradigmi per cui «l’unico modo possibile per garantire la sicurezza e la sussistenza di una cultura sta nel cercare di eliminare, cancellare o espellere le altre». E ha incoraggiato il popolo della Lituania a «offrire il frutto di una storia matura alla comunità internazionale e in particolare all’Unione europea». Rispondendo all’invito rivoltogli dalla conferenza episcopale e dal governo lituano, Francesco è giunto nel paese soprattutto per accompagnare la comunità cattolica perseguitata nel passato e ribadire i rapporti ecumenici. Ma se il respiro ecumenico costituirà una pagina importante della visita, è con l’appuntamento al Museo delle occupazioni e lotte per la libertà, simbolo dell’intolleranza religiosa e della tortura, che il Pontefice toccherà con mano la dura persecuzione di quei martiri della fede laici e consacrati che in questa terra hanno pagato con la vita il solo fatto di essere cristiani.

Il viaggio appena iniziato si svolge infatti in un paese con un’identità culturale fortemente impregnata di cattolicesimo. La prima giornata di Papa Francesco, dedicata agli impegni istituzionali, è iniziata dallo scalo internazionale di Vilnius, dove l’aereo papale è atterrato dopo un volo di circa tre ore, durante il quale ha rivolto il consueto breve saluto ai giornalisti: «Buongiorno! Grazie tante per la vostra compagnia, per l’aiuto di questo viaggio, il servizio, per informare la gente che segue il viaggio e che ha qualche interesse. Sono tre Paesi che si assomigliano ma sono diversi, e sarà un bel lavoro, per la vostra attenzione, vedere le somiglianze e le differenze. Hanno una storia comune e anche diversa. E sarà bello! Grazie tante!». Nel presentare i colleghi a bordo dell’aereo, il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha ricordato che quello in corso è il venticinquesimo viaggio internazionale del Pontefice, che viene seguito anche da nove giornalisti dei Paesi baltici.

All’arrivo, il nunzio apostolico in Lituania, l’arcivescovo Pedro Lopéz Quintana, accompagnato dal capo del protocollo, è salito a bordo per accogliere Francesco; il quale, una volta sceso dall’aereo, è stato salutato dalla presidente della Repubblica Dalia Grybauskaitė e dalle autorità locali. Nonostante la pioggia, in un clima di grande gioia, la breve cerimonia di benvenuto si è svolta a pochi metri dalla pista di atterraggio, con l’esecuzione degli inni, gli onori alle bandiere e l’omaggio della guardia d’onore e con tanti bambini che sventolavano la bandiera vaticana e quella lituana.

Dopo un percorso in automobile di circa sette chilometri — lungo il quale molta gente sventolava bandierine con i colori della nazione, realizzate con una particolare carta riciclata — il Pontefice è giunto al Palazzo presidenziale. Ad accoglierlo all’ingresso dell’edificio a due piani di stile neoclassico in piazza Daukantas, il presidente Grybauskaitė. All’interno, nella sala bianca, dopo la foto ufficiale e la firma del libro d’onore, ha avuto luogo lo scambio dei doni: quello di Francesco è stato una riproduzione in mosaico del Cristo della nicchia dei Pallii, raffigurato sotto l’altare della Confessione nella basilica vaticana. Insieme si sono poi trasferiti nell’adiacente sala blu dove si è svolto il colloquio in forma privata. Successivamente ha avuto luogo l’incontro con le autorità, durante il quale il presidente e il Pontefice hanno pronunciato i discorsi ufficiali. Francesco, parlando in italiano, ha sottolineato innanzitutto come questo pellegrinaggio nei Paesi baltici gli offra l’opportunità di percorrere le orme di Giovanni Paolo ii, primo Papa a visitare i tre paesi da poco indipendenti nel settembre del 1993. In questo quarto di secolo, il paese baltico che per primo ha ricevuto un Papa è profondamente cambiato: ha compiuto con successo la transizione democratica delle sue istituzioni, è entrato a far parte della Nato e dell’Unione europea, i progressi economici hanno superato nettamente quelli realizzati dal resto del vecchio continente, e sul piano socio culturale il nazionalismo identitario che preoccupa molte zone del continente, qui in Lituania è un fenomeno minoritario. Tuttavia, come ha detto Papa Francesco nel suo discorso, «a ogni epoca compete conservare l’anima che l’ha edificata e che l’ha aiutata a trasformare ogni situazione di dolore e di ingiustizia in opportunità». Ed è la memoria, innanzitutto, il filo che lega il passato al presente di questa nazione di cui parla Francesco. Memoria per integrare il diverso, i giovani, gli anziani, i poveri, in definitiva per costruire il futuro.

Nel pomeriggio sono in programma la visita al santuario Mater misericordiae, l’incontro con i giovani e l’incontro nella cattedrale dei Santi Stanislao e Ladislao di Vilnius a conclusione della prima intensa giornata baltica del Papa.

dal nostro inviato Silvina Pérez

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19 marzo 2019

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