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Ratificato il cessate il fuoco a Tripoli

· ​Lo ha annunciato il ministro dell’interno dell'esecutivo libico di unità nazionale ·

Il ministro dell’interno del governo di concordia nazionale libico, Abdul Salam Ashour, ha ratificato il nuovo accordo per il cessate il fuoco a Tripoli. In una nota diffusa dal ministero dell’interno si specifica che l’accordo è stato siglato dai rappresentanti del governo e da quelli della Settima brigata, una delle maggiori milizie libiche che ha sede a Tarhuna. 

L’accordo invita le parti in conflitto ad attuare l’intesa sul cessate il fuoco raggiunta lo scorso 4 settembre con la mediazione dell’Onu e a formare una forza di polizia congiunta, composta da uomini di Tripoli e Tarhuna, per pattugliare i sobborghi meridionali di Tripoli, teatro da fine agosto di violenti scontri.
Il consiglio presidenziale del governo di concordia nazionale libico, commentando lo stop ai combattimenti, già in atto da ieri nella capitale, ha espresso «soddisfazione per la pacificazione raggiunta e la calma ritrovata nelle aree degli scontri alla periferia di Tripoli». In una nota diffusa sull’account Twitter dell’ufficio stampa del consiglio presidenziale, si esprime inoltre apprezzamento per «le posizioni sinceramente patriottiche di tutte le parti» che hanno portato a raggiungere «gli obiettivi supremi del cessate il fuoco, di fermare lo spargimento di sangue e di far prevalere l’interesse della nazione sopra ogni altra considerazione». L’escalation militare cui si è assistito — si legge — «non è stata la prima, ma speriamo sia l’ultima». Il consiglio presidenziale afferma che «è chiaro tutti che il vincitore in questi scontri è perdente e il principale perdente è la nazione, e che le lotte intestine tra fratelli spianano la strada al terrorismo». Il consiglio poi ribadisce «la libertà di espressione e di critica, comprende l’appello alla riforma e auspica che l’opposizione eserciti il suo diritto con l’impiego di tutte le forme e i mezzi legali».

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