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Raqqa
vicina alla resa

· Violenti combattimenti tra jihadisti e forze siriane ·

Militare curdo impegnato nei combattimenti  a Raqqa (Reuters)

Mancherebbero ormai poche ore alla caduta definitiva della città di Raqqa, una delle ultime roccaforti siriane del cosiddetto stato islamico (Is). Le forze democratiche siriane, sostenute dagli Stati Uniti, avanzano nella città vecchia, dove l'Is sta attuando una controffensiva con cecchini e autobombe. Come ha reso noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani, voce dell’opposizione in esilio a Londra, le Forze democratiche siriane sono entrate nella zona vecchia di Raqqa all’inizio della settimana grazie soprattutto ai raid aerei della coalizione internazionale. L’Osservatorio in un comunicato ha fatto sapere che «l’Is usa autobombe, colpi di mortaio e cecchini per la controffensiva all’interno della città vecchia». L’Osservatorio stima che oltre il trenta per cento della parte antica di Raqqa sia già stato riconquistato dalle forze filostatunitensi dopo la loro entrata in città il 6 giugno. Intanto, sul piano politico, il segretario di stato americano, Rex Tillerson, ha dichiarato ieri che il presidente siriano, Bashar Al Assad, «a un certo punto dovrà lasciare il potere. Non vedo un futuro nel lungo termine per lui». Le modalità della sua uscita di scena, ha aggiunto, «devono ancora essere determinate» ma non ci sarà spazio per lui e la sua famiglia nel futuro della Siria. Il capo della diplomazia statunitense, facendo il punto della situazione, ha sottolineato come l’intesa raggiunta tra Mosca e Washington per il cessate il fuoco «è la prima indicazione della capacità» di lavorare insieme per porre fine alle violenze e assicurare un futuro al paese, «dopo aver sconfitto i jihadisti dell’Is». Nel frattempo, il Pentagono ieri ha comunicato che sono 603 i civili uccisi nei bombardamenti in Siria e in Iraq dall’inizio della campagna aerea, nell’estate del 2014. Secondo un rapporto citato dall’agenzia Ap, nei raid durati circa un mese, tra il 19 aprile e il 23 maggio di quest’anno, vi sono state 119 vittime, di cui circa la metà al confine tra i due paesi. Altre fonti non governative, tuttavia, forniscono bilanci con cifre molto più alte in relazione alle vittime civili. 

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