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Rallenta l’avanzata su Mosul

· Per il presidente Obama la riconquista della roccaforte jihadista sarà una battaglia lunga e difficile ·

Rallenta l’avanzata dell’offensiva internazionale su Mosul, la principale roccaforte del cosiddetto stato islamico (Is) in Iraq. Tanto che ieri lo stesso presidente statunitense, Barack Obama, ha ammesso che sarà «una battaglia difficile». Le truppe di Baghdad, supportate dagli Stati Uniti, stanno raggiungendo le prime aree popolate da civili rimasti intrappolati nei combattimenti: c’è il rischio concreto — come sottolinea anche il Pentangono — che i jihadisti possano usarli come scudi umani. 

Civili sfollati da un villaggio nei pressi di Mosul (Afp)

Nelle zone da cui finora si è ritirato, l’Is ha lasciato terra bruciata e mine. Ricevendo alla Casa Bianca il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, Obama si è comunque detto certo che l’Is alla fine sarà sconfitto, e la vittoria a Mosul una tappa decisiva in questo difficile percorso. «Sono convinto che potremo avere successo anche se sarà una battaglia difficile, gli iracheni la stanno portando avanti e stanno avanzando, stanno combattendo coraggiosamente, sono convinto che alla fine riusciranno a conquistare Mosul e questo sarà una pietra miliare nella lotta contro l’Is» ha detto Obama. Mosul, città a maggioranza sunnita, è caduta in mano alle forze jihadiste nell’agosto 2014. L’offensiva militare per liberarla è scattata nella notte tra domenica e lunedì. All’operazione partecipano, oltre alle forze irachene, anche le formazioni dei peshmerga curdi, sostenuti dalla coalizione internazionale a guida statunitense. Finora l’avanzata si è svolta soprattutto a est di Mosul. Media curdi affermano che i peshmerga sono entrati a Qaraqosh, cittadina nota per esser stata nel 2014 teatro di un esodo di centomila persone, per lo più cristiani caldei, in fuga dall’arrivo dei jihadisti. Gli stessi media sottolineano che a sud di Mosul l’esercito di Baghdad procede con lentezza a causa delle mine e delle trappole esplosive seminate dall’Isis nei villaggi abbandonati alla periferia. Altri militari curdi nella zona di Sinjar, a ovest, riferiscono di aver visto convogli di mezzi dell’Is fuggire verso il confine siriano.

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26 febbraio 2020

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