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Rallenta la corsa alle armi

· La decisione di un intervento militare contro Assad verrà presa solo dopo l’esame del rapporto delle Nazioni Unite ·

Washington presenterà al Consiglio di sicurezza un dossier con accuse al Governo siriano

Si allontana, ma non si cancella la prospettiva di un allargamento del conflitto siriano, con interventi armati internazionali dalle conseguenze al momento non valutabili nel loro complesso, ma certamente inquietanti. Dopo giorni nei quali era sembrata imminente una ritorsione al presunto bombardamento con armi chimiche della settimana scorsa alla periferia di Damasco, c’è stato un ripensamento da parte dei Governi che senza attendere i risultati dell’indagine Onu in corso si erano detti certi della veridicità delle accuse mosse dai ribelli siriani al presidente Bashar Al Assad, che l’ha ribaltata su questi ultimi.

Ad annunciare la frenata è stato il primo ministro britannico, David Cameron, suscitando qualche sorpresa dopo le sue dichiarazioni dei giorni giorni, nonostante il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, avesse più volte ripetuto di non aver preso nessuna decisione in merito all’attacco. Ancora ieri, era stato proprio Cameron a cercare di accelerare un intervento armato, annunciando una proposta di risoluzione della Gran Bretagna al Consiglio di sicurezza «per l’autorizzazione di misure necessarie alla protezione di civili». L’immediata risposta di Mosca aveva confermato che la Russia avrebbe posto il veto.

La Siria nel frattempo ha chiesto ieri a Ban Ki-moon di incaricare immediatamente gli ispettori in Siria di un’inchiesta su tre nuovi presunti attacchi con gas letali sferrati dai ribelli. Poco prima, il vice ministro degli Esteri, Faisal Maqdad, aveva detto che Paesi europei hanno aiutato gruppi terroristici a usare le armi chimiche in Siria, aggiungendo che gli stessi gruppi «le useranno presto contro il popolo d’Europa».

Da parte sua Obama, ha ribadito la sua posizione, aggiungendo peraltro di non ritenere i ribelli siriani in possesso di armi chimiche e quindi confermando i sospetti sul Governo di Damasco. Secondo Obama, un eventuale attacco «mirato e limitato» sarebbe sufficiente per inviare un monito ad Assad.. Al rapporto dell'Onu gli Stati Uniti si preparano ad affiancare un dossier con presunte prove di colpevolezza del Governo siriano, che diverse fonti definiscono cospicuo, ma incompleto e senza prove determinanti.

L’Amministrazione di Washington continua a confrontarsi con i parlamentari del Congresso per arrivare a una decisione sulla quale consigliano prudenza i precedenti storici, dato che per giustificare l’attacco anglo-statunitense all’Iraq nel 2003 furono addotte prove poi rivelatesi false proprio relative ad armi chimiche. Al tempo stesso, è difficile ignorare le considerazioni di molti osservatori sulla possibilità di una manipolazione mediatica riguardo alle immagini diffuse dai ribelli siriani sui social network, e i dubbi sul perché il Governo di Damasco, proprio mentre sta conseguendo contro i ribelli successi ritenuti ormai decisivi dalla gran parte degli analisti militari, abbia voluto varcare quella “linea rossa” dell’uso di armi chimiche sulla quale era stato più volte messo in guardia. A questo si aggiunge il rischio di una deriva di tensioni diplomatiche, soprattutto con la Russia.



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