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Raid russi sulla provincia di Idlib

· Sembra farsi più vicina l’offensiva di terra dell’esercito siriano ·

Il fumo sollevato dalle esplosioni durante i raid aerei su Idlib (Ap)

Le forze armate russe hanno effettuato questa mattina pesanti raid aerei nella zona tra Idlib e Hama, nella Siria nord-occidentale. Lo riferiscono fonti locali che parlano di decine di attacchi nelle ultime ore e del ferimento di una ventina di civili in alcune località lungo la linea del fronte. Si tratta dei raid più pesanti dell’ultimo mese. L’offensiva finale dell’esercito governativo siriano, supportato da russi e iraniani, contro le sacche di resistenza dei ribelli e del miliziani jihadisti si fa dunque sempre più vicina. Nelle ultime ore il conflitto nella regione di Idlib è salito di intensità. A nulla sono valsi gli appelli dell’Onu e delle organizzazioni internazionali per cercare di limitare gli scontri ed evitare la catastrofe umanitaria. Ieri, secondo gli operatori della Syria Civil Defense, una neonata è rimasta uccisa durante i bombardamenti a Hobeit, nella provincia di Idlib. Mustafa Al Haj Youssef, portavoce dei caschi bianchi (le squadre di soccorso che operano nelle aree fuori del controllo governativo), ha detto che «elicotteri governativi hanno sganciato barili bomba sul villaggio», danneggiando gravemente anche un ospedale. L’Osservatorio siriano per i diritti umani (voce dell’opposizione in esilio a Londra) ha denunciato raid aerei sulle città di Latamneh e Kafr Zeita, nella provincia di Hama.

L’intensificarsi dell'attacco a Idlib, avviene due giorni dopo l’importante vertice a Teheran tra il presidente russo Vladimir Putin, quello turco Recep Tayyip Erdoğan, e l’iraniano Hassan Rohani. Il presidente turco aveva proposto un cessate il fuoco nella provincia di Idlib, ma Putin e Rohani lo hanno respinto, aprendo la strada alla possibile offensiva militare del governo di Damasco. Erdoğan aveva definito «un disastro, un massacro e una grande tragedia umanitaria un eventuale attacco su Idlib». Gli interessi in gioco sono molto diversi. Sia Mosca che Damasco vogliono liberarsi una volta per tutte dalla minaccia jihadista. Il governo siriano è interessato soprattutto a riaprire i collegamenti autostradali fra i propri principali centri urbani, mentre il Cremlino vuole porre fine ai ripetuti attacchi che da Idlib vengono condotti contro la sua base militare di Hmeimim, vicino Latakia. A essere presi di mira sono in particolare i miliziani del gruppo Hayat Tahrir Al Cham (Htc), ultima espressione del gruppo Jabhat Al Nusra già affiliato ad Al Qaeda. Htc controlla i punti chiave della provincia, fra cui il capoluogo Idlib e il valico di Bab Al Hawa al confine con la Turchia.
Dal canto suo, la Turchia teme che un’offensiva militare possa provocare una nuova ondata di profughi verso i propri confini. Ankara ha inoltre sempre appoggiato i ribelli nel conflitto, e ha avuto in passato un rapporto di collaborazione con la stessa Htc. Nei giorni scorsi, tuttavia, il governo turco ha inserito Htc nella propria lista delle organizzazioni terroristiche, segnando un’inedita rottura con il gruppo.
Idlib ospita ormai fra i 2,5 e i 3 milioni di abitanti, circa metà dei quali sono sfollati da altre zone del paese. Un massiccio attacco militare avrebbe conseguenze devastanti. L’Onu ritiene che almeno 700.000 civili potrebbero fuggire in massa riversandosi soprattutto in territorio turco.

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