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Ragionevole speranza

· ​Un ricordo di Giuseppe Colombo ·

Pubblichiamo l’editoriale del docente emerito di Teologia fondamentale presso la Katholisch-Theologischen Fakultat della Ruhr-Universitat di Bochum che introduce il numero 3 del terzo trimestre 2015 di «Teologia. Rivista della facoltà teologica dell’Italia settentrionale», dedicato A don Pino Colombo (1923-2005) a dieci anni dalla scomparsa. Il periodico contiene altri due articoli dedicati alla figura di Giuseppe Colombo, a firma di Dario Cornati e Alberto Cozzi.

Moretto da Brescia «Allegoria della fede» (1525)

Giuseppe Colombo l’ho conosciuto alla Commissione teologica internazionale del Vaticano durante il quinto quinquennio di questa commissione ossia dal 1992 al 1997. Era strano il fatto che don Pino, come molti lo chiamavano, appartenesse alla commissione già dal 1980, dunque vi sia rimasto per tre quinquenni. Normalmente l’appartenenza alla commissione dura solo uno o al massimo due quinquenni. Pertanto la lunga straordinaria appartenenza alla commissione testimonia l’apprezzamento della sua collaborazione da parte del presidente della commissione stessa, il cardinale Ratzinger.

Perché ne fosse così stimata la collaborazione, mi apparve ben presto chiaro. I suoi contributi tanto orali che scritti dimostravano un’ottima conoscenza della storia della teologia come anche della teologia moderna insieme a un personale equilibrato potere di giudizio. Le proposte da lui avanzate si ripercuotevano sui documenti, che la Commissione teologica internazionale in quegli anni pubblicava.

La competenza di Giuseppe Colombo la si avvertì dal 1993 anche nel comitato scientifico dell’Istituto Paolo vi di Brescia. Nella progettazione materiale dei Colloqui internazionali di studio e degli altri progetti dell’Istituto giocò un ruolo significativo. Quale scolaro e per molti anni collaboratore di Carlo Colombo, che influì sulla teologia di Paolo vi e sul concilio Vaticano ii, disponeva di un’ottima conoscenza della vita e del Pontificato di Paolo vi come anche del concilio. Giuseppe Colombo incise allora in maniera determinante sul profilo e sulla prospettiva dell’Istituto Paolo vi.

Ricordo con grande piacere i colloqui attorno agli interrogativi teologico fondamentali, vi scoprimmo una larga sintonia. Nel 1988 Colombo pubblica il saggio La ragione teologica che apre la sua raccolta di studi fatta apparire nel 1995 sotto il medesimo titolo.

Il titolo certamente inconsueto La ragione teologica intende provocare. Punta contro la separazione moderna tra la fede e la ragione critica e contrassegna il programma teologico fondamentale di Colombo. La scissione di fede e ragione critica dà come risultato che la ragione critica si interpreti come unica istanza e come criterio assoluto per ogni conoscenza della verità, dunque si ritenga nel proprio impiego del tutto libera da ogni condizionamento e norma esterni. Questa pretesa — così procede la critica di Colombo — rappresenta nondimeno un’illusione acritica, che lascia fuori gioco il fatto che la ragione è sempre di un soggetto storico e che allora essa, come del resto questo stesso soggetto, nel proprio impiego soggiace a condizioni storiche.

Nel tentativo di fondare la verità della fede soddisfacendo anche le condizioni di questo razionalismo, l’apologetica aveva pensato di dover accettare la separazione di ragione e fede. L’apologetica tentò quindi di fondare la verità della fede in base ai criteri che appaiono disponibili al razionalismo, criteri che restano tuttavia esteriori, estrinseci rispetto alla fede. Un esempio a tale proposito lo esibisce la prova del miracolo: miracolo come rottura delle leggi di natura.

di Hermann J. Pottmeyer

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26 marzo 2019

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