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Raffica di attentati
nella capitale yemenita

· ​Oltre trenta morti negli attacchi a tre moschee e al quartier generale dei ribelli huthi ·

I miliziani del cosiddetto Stato islamico (Is) hanno rivendicato ieri sera la paternità degli attentati in rapida successione che hanno colpito la capitale yemenita causando almeno 31 morti. Sono stati cinque gli ordigni esplosi a Sana’a. Tre autobombe hanno investito altrettante moschee, una quarta ha colpito la casa del leader degli huthi, Saleh Al Sammad, e una quinta ha preso di mira il quartier generale degli stessi ribelli sciiti. I timer sono stati collegati per deflagrare al momento della preghiera della sera alla vigilia dell’inizio del mese del Ramadan. L’ultimo massacro è avvenuto mentre a Ginevra le Nazioni Unite — che tentano di fermare i combattimenti nello Yemen — hanno prolungato, almeno fino a venerdì, i colloqui di pace tra il Governo in esilio a Riad del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e i ribelli huthi. I negoziati, finora, non hanno prodotto nessun risultato. La crisi nello Yemen è precipitata ulteriormente il 26 marzo scorso quando una coalizione araba a guida saudita ha iniziato una campagna di raid aerei per fermare l’avanzata dei ribelli huthi appoggiati dai militari fedeli all’ex presidente yemenita, Ali Abdallah Saleh. Da Ginevra, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato un appello alle parti in conflitto per una tregua umanitaria di almeno due settimane rimarcando la necessità di portare aiuti alle popolazioni coinvolte nelle violenze.

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