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Le radici hanno tenuto

· Rapporto sulla presenza cristiana in Medio oriente ·

Roma, 3. Sono complessivamente 14.525.880 i cristiani mediorientali che vivono tra Cipro, Egitto, Iraq, Israele, Giordania, Libano, Cisgiordania, Gaza, Siria, Turchia e nella città santa di Gerusalemme, paesi che messi insieme contano una popolazione di circa 258 milioni di abitanti. Il dato, riferito alla prima metà del 2017, mostra un calo di 213.780 fedeli se messo a confronto con quello analogo del 2010, quando i cristiani erano 14.739.660. Tuttavia le radici cristiane di questi territori martoriati hanno tenuto, nonostante i terribili attacchi di questi anni.

È quanto emerge da un rapporto, rilanciato dal Sir, della Cnewa (Catholic Near East Welfare Association), agenzia fondata da Pio XI nel 1926 per il sostegno umanitario e pastorale dei poveri in Medio oriente, in Africa nordorientale, in India e nell’Europa dell’est.

Il rapporto traccia i movimenti dei cristiani mediorientali alla luce degli stravolgimenti nella regione di questi ultimi anni, come la guerra in Siria, in Iraq e l’avvento dello stato islamico che, si legge nella presentazione, «hanno frantumato le culture e i paesi che costituiscono la culla stessa del cristianesimo costringendo i fedeli di Gesù a emigrare all’estero o a vivere da sfollati nelle nazioni vicine». Incrociando i dati provenienti da diverse fonti, tra cui l’Annuario pontificio, il “World fact book” della Cia (pubblicazione annuale dell’agenzia di intelligence statunitense), l’Onu, la Banca mondiale, l’Ufficio del censimento degli Usa, la Cnewa ha scattato quella che può essere definita una vera e propria istantanea della presenza cristiana in questa tormentata regione del mondo.

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26 maggio 2019

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