Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Radicalismo evangelico

· Montini, Voillaume e de Foucauld ·

René Voillaume (1905-2003), conosce la figura di Charles de Foucauld grazie alla fortunata biografia scritta da René Bazin (1853-1922), famoso romanziere francese e ne resta affascinato. Attratto dalla vita religiosa, entra nel seminario di Saint-Sulpice di Issy-les-Moulineaux e viene ordinato prete nel 1929. Poi perfeziona gli studi a Roma, presso l’Angelicum. D’accordo con il cardinale Verdier, arcivescovo di Parigi e grande ammiratore di Charles de Foucauld, Voillaume compie brevi viaggi in Algeria, dove sogna di potersi stabilire come monaco e missionario. Sbarca a Tunisi nel 1932; l’anno dopo raggiunge El-Abiodh Sidi Cheikh, nel Sahara algerino, dove si insedia la prima comunità dei Piccoli fratelli di Gesù.

Charles de Foucauld

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, la piccola comunità monastica si sparpaglia: su undici religiosi, solo tre rimangono a El-Abiodh: gli altri si disperdono sui vari fronti del conflitto, vivendo la loro consacrazione al di fuori delle mura e dei ritmi monastici, a contatto con la drammatica situazione di povertà materiale e spirituale di milioni di operai, in un clima culturale dominato dall’ideologia marxista. In Voillaume si fa strada l’idea di fondare una fraternità operaia in Francia e di stilare nuove costituzioni. Consulta i padri domenicani Labourdette, Lebret e Loew, si confronta con esponenti della Mission de France, con il filosofo Maritain, i monsignori Costantini e Montini e con lo stesso Papa Pio XII. Tornato in patria, trova in monsignor de Provenchères, vescovo di Aix-en-Provence, un convinto sostenitore del suo progetto. Nasce così la prima fraternità operaia in Francia, «terra di missione», come titola il celebre libro di Henri Godin e Yvan Daniel del 1943.

Voillaume sottopone alcuni aspetti del suo progetto alle autorità ecclesiastiche romane. In particolare, spera di vincere alcune loro riserve circa la questione dell’abito secolare che i piccoli fratelli dovrebbero indossare in fabbrica o la recita dell’ufficio liturgico in lingua corrente invece che in latino. Nel 1946 è ricevuto in Vaticano da monsignor Montini, sostituto alla Segreteria di stato. Voillaume annoterà sul suo diario: «Il Vaticano, la porta di bronzo, il cortile di San Damaso, ascensori e un’ora e un quarto soltanto di anticamera. Monsignor Montini è estremamente affabile, comprensivo. Bisogna mostrargli su un atlante dove si trovano El-Abiodh e Touggourt… si parla dell’islam… poi gli consegno la nota sull’ufficio in lingua corrente, dopo avergli riassunto la questione e i passi fatti. Deve parlarne al Papa e mi dice che seguirà il caso. Dà l’impressione di una personalità molto forte, notevolmente intelligente, molto sensibile e un uomo di Dio».

di Ezio Bolis

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE