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Racconto di formazione

· Nelle sale il film colombiano "Mateo" ·

Dopo essere stato presentato all’ultimo Giffoni film festival, dove ha ricevuto un’ottima accoglienza dal giovane pubblico e ha vinto un premio importante, esce in questi giorni nelle sale Mateo, film colombiano diretto dall’esordiente Maria Gamboa.
Mateo (Carlos Hernandez) è un ragazzo di sedici anni.

Dalla sua faccia pulita e dai suoi modi gentili nessuno potrebbe immaginare che raccoglie denaro frutto di estorsioni per conto dello zio criminale (Samuel Lazcano). Il quale continua a traviare il ragazzo spingendolo a spiare i coetanei per carpire informazioni su eventuali concorrenti dei suoi traffici. Anche all’interno del corso di teatro che Mateo è obbligato a seguire per non essere espulso da scuola. Ciò che lo zio non aveva previsto, è che il nipote finisse per affezionarsi ai suoi nuovi compagni e al prete che dirige il corso (Felipe Botero), e fosse dunque in grado di contemplare un’altra strada da intraprendere.

In un certo schematismo e in alcune semplificazioni, soprattutto nel modo in cui la comunità si libera dalla morsa della malavita, nonché in un eccessivo pudore nel mostrare le azioni criminali e la miseria del contesto che circonda i protagonisti, il film non nasconde i suoi intenti pedagogici e il suo target adolescenziale. Proprio l’immagine dell’adolescenza che la regista e sceneggiatrice dipinge, in compenso, non è affatto edulcorata, e ne riflette tanto la malizia che si insinua in ogni discorso, quanto la tendenza al rischio e la quasi istintiva permeabilità a ciò che si nasconde oltre il confine del mondo legale. Il tutto giustamente controbilanciato da un bisogno di tenerezza e di comprensione, dall’emozione per i primi amori, dalla voglia di stare in gruppo.

di Emilio Ranzato

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21 novembre 2018

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