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Raccontare lo sconcerto

· Ricordo della scrittrice sudafricana Nadine Gordimer ·

Nel tempo Nadine Gordimer, scrittrice novantunenne morta a Johannesburg il 14 luglio, "si è lentamente trasformata – scrive Giulia Galeotti – da bambina curiosa («Nella cittadina mineraria nel cuore del Sudafrica dove sono cresciuta ero la zingara, armeggiavo con parole di seconda mano e aggiustavo i miei tentativi di scrittura imparando da ciò che leggevo») nella scrittrice che, forse, ha meglio saputo raccontare la storia di un Paese unico al mondo.

Nata a Springs nel 1923 da ebrei immigrati da Lettonia e Gran Bretagna, autodidatta («La mia scuola era la biblioteca locale»), Gordimer inizia a scrivere prestissimo. «Da bambina scrivevo per la gioia di cogliere la vita attraverso i sensi, attraverso l’aspetto, il profumo e il contatto delle cose; ben presto, a partire dalle emozioni che mi sconcertavano, si scatenavano dentro di me e prendevano forma, trovai un po’ di luce, conforto e piacere nella parola scritta». Tra gli sconcerti, scoprire il significato della parola apartheid. Comprendere «che se fossi stata una bambina nera, forse non sarei mai diventata una scrittrice, poiché la biblioteca che me lo ha reso possibile non era aperta ai bambini neri».Amica di Mandela in lotta contro l’apartheid prima e il Sud Africa da ricostruire dopo, vincitrice del Booker Prize e del Nobel per la letteratura, Gordimer ha raccontato molto anche la sua versione dell’arte dello scrivere. «Né la vita né le opinioni fanno l’opera, perché è nella tensione tra il rimanere distaccati e l’essere partecipi che l’immaginazione trasforma entrambi». La trasformazione di Gordimer si è conclusa nel giorno della presa della Bastiglia. Ma i suoi romanzi restano qui, a raccontarcela".

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25 agosto 2019

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