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Raccontare con il colore

Trento Longaretti non ama essere chiamato maestro; se proprio ci dev’essere un appellativo prima del cognome, preferisce professore, perché «sono stato soprattutto quello. Certo anche pittore. Ho dovuto fare di necessità virtù. Di sola pittura non potevo vivere e mi chiedo anche oggi come facciano a campare i giovani artisti». Così ha detto di sé in una recente intervista pubblicata sul «Corriere della sera» ma chi lo conosce sa bene che non bisogna dare troppo peso al proverbiale understatement del pittore bergamasco, «timido, di una timidezza che è stata una condanna, perché è un po’ paura di vivere».

Più si guarda la sua opera — sterminata, visto che ha raggiunto le 100 primavere e non ha mai appeso il pennello al chiodo, né ha la minima intenzione di farlo — più viene in mente «I maestri del colore», la celebre collana low cost lanciata dalla casa editrice Fratelli Fabbri negli anni del boom economico in Italia. Maestro del colore, Longaretti lo è sul serio: un colore antinaturalistico, poetico, vibrante, capace di comunicare stati d’animo e raccontare storie nel breve spazio di un quadro.

Per rendergli omaggio, La Collezione Paolo vi - arte contemporanea quest’anno aprirà la stagione espositiva con una retrospettiva su di lui, «Viandanti dell’anima». Longaretti, si legge nel comunicato stampa che annuncia l’iniziativa, non è solo uno tra i protagonisti più interessanti e originali dell’arte italiana del secondo Novecento, ma anche «uno dei testimoni diretti della profonda azione riformatrice di Papa Montini nella ridefinizione dei rapporti tra la Chiesa cattolica e l’arte contemporanea» come ricorda Giovannimaria Seccamani Mazzoli, presidente dell’Associazione Arte e Spiritualità, ente gestore del museo di Concesio. L’esposizione si propone di indagare l’opera del maestro del colore bergamasco; un canto per immagini malinconico, trasognato, ma innervato sempre da una segreta, misteriosa speranza di bene. All’inaugurazione, fissata per sabato 4 febbraio presso i nuovi spazi del museo, sarà presente l’artista. «Mi piacerebbe continuare a dipingere in una casetta di montagna, lontano da tutti — confessa Longaretti al Corsera — ma i festeggiamenti non mi dispiacciono. In fondo sono un uomo anch’io».

di Silvia Guidi

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20 giugno 2018

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