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Quirinale contemporaneo

· ​La casa degli italiani si rinnova ospitando opere di design e arte del Novecento ·

Il surreale bianco e nero di Fornasetti regala una nuova giovinezza alla galleria di ritratti settecenteschi della Sala della Vittoria, mentre il cangiante grigio ferro di una tela di Fontana spicca sobrio e severo sul velluto verde della prima sala di rappresentanza; il Quirinale, per celebrare il 2 giugno, la festa della Repubblica italiana, si rifà il trucco, aggiornando il suo maquillage di arredi e collezioni d’arte. Alla stratificazione di quadri, mobili e sculture presenti nel palazzo, ferma all’epoca dei Savoia, si sono aggiunte 36 opere d’arte e 32 oggetti di design, inseriti nelle sale, nei cortili e giardini, nei due studi dove lavora il presidente della Repubblica; opere e oggetti che, in parte saranno visibili all’interno dei normali percorsi di visita del palazzo.

Piero Fornasetti e Gio Ponti, «Trumeau Architettura» (1951)

Si tratta di un progetto «che il presidente Mattarella ha fortemente voluto», ha sottolineato Giovanni Grasso, consigliere per la stampa e la comunicazione e direttore dell’Ufficio stampa della presidenza della Repubblica, un progetto realizzato «grazie agli artisti, alle loro Fondazioni, ai loro eredi, che ci hanno dato le opere in comodato d’uso temporaneo a titolo gratuito, consentendoci di affrontare solo le spese di allestimento e di assicurazione». Per realizzare Quirinale contemporaneo «nessun museo è stato “depredato”, le opere concesse appartengono appunto agli artisti o agli eredi o alle Fondazioni a loro intitolate. E, pur essendo opere rappresentative, non erano mai state esposte al pubblico», tiene a sottolineare Grasso. Analogamente gli oggetti di design, tutti pensati da architetti italiani e realizzati da imprese italiane, sono stati donati dalle aziende che li producono. L’arte contemporanea diventa così parte integrante della casa degli italiani, e della rappresentazione simbolica del Bel Paese che il palazzo della presidenza della Repubblica offre ai suoi visitatori. Le presenze sono in media cinquecento ogni giorno, spiega Ugo Zampetti, segretario generale della presidenza della Repubblica, che sottolinea come Quirinale contemporaneo sia un work in progress, destinato a mutare e crescere; «non è una mostra né un’esposizione, ma la vita del palazzo che si apre all’arte contemporanea».

Non è neanche, ci tiene a precisare la curatrice, l’architetto Renata Cristina Mazzantini, «un museo-mausoleo», e in questo senso va, ad esempio, la scelta di proporre solo oggetti di design ancora in produzione.

Altro criterio di selezione, la data di nascita delle opere scelte per rappresentare «quello che l’Italia è stata negli ultimi settanta anni della sua storia, gli anni della Repubblica», continua Mazzantini. Si è scelto di non creare allestimenti ad hoc e di evitare i contrasti troppo stridenti tra stili lontani. In un angolo del cortile campeggia la maxi fusione in bronzo Disco in forma di rosa del deserto (1993-1994) di Arnaldo Pomodoro, che ha l’energia di una deflagrazione, mentre ha trovato spazio sotto la Galleria delle Regioni quello che è già stato soprannominato dai visitatori “il leone Aslan”, di Davide Rivalta, che ricorda il protagonista delle Cronache di Narnia di C. S. Lewis. Fra le opere di design più iconiche “infiltrate” con discrezione in mezzo ai marmi preziosi, alle cornici dorate, agli specchi e agli arazzi del Quirinale ci sono anche due espliciti omaggi alla letteratura come la poltrona Proust (1978) di Alessandro Mendini e Tavolo curvo libri di Fornasetti. 

di Silvia Guidi

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15 ottobre 2019

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