Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Quieta
rivoluzione

Nel 1991 la teologa Katharina von Kellenbach ritrova nell’archivio di un piccolo centro della Germania orientale, una busta contenente alcuni documenti appartenuti a una donna, Regina Jonas, nata nel 1902 a Berlino e ivi ordinata rabbino il 26 dicembre 1935. Tra le carte, rimaste sepolte in mezzo ai faldoni polverosi per 50 anni, vi è anche la tesi di laurea che Regina discusse nel corso dell’ultimo anno di frequenza alla Hochschule für die Wissenschaft des Judentums (1929-1930) e intitolata Possono le donne officiare come rabbini?, un documento di vitale importanza che analizza il ruolo della donna alla luce delle fonti ebraiche e dunque nel contesto della tradizione e della halacha ma che al tempo stesso risente delle trasformazioni culturali e sociali della storia ebraica nel Mitteleuropa e ha come modello di riferimento la nuova figura di rabbino delineatasi nel corso dell’Ottocento.

Regina Jonas

I primi studi condotti dalla von Kellenbach hanno dato l’avvio a diversi percorsi di ricerca che toccano la storia dell’ebraismo tedesco, l’esegesi dei testi sacri e i movimenti femminili tra l’Ottocento e il Novecento e oggi Regina Jonas continua a essere un punto di riferimento importante nel dibattito sul ruolo della donna nella società religiosa ebraica. Alla sua figura è dedicato il convegno che si terrà giovedì 19 maggio a Roma, promosso e ospitato dall’Istituto di Studi Germanici di Roma, in collaborazione con Beth Hillel Roma Comunità Ebraica progressive, Amicizia Ebraico Cristiana di Roma e Progetto Lea Sestieri.

Regina Jonas nasce nella miseria del quartiere Scheunenviertel da due ebrei immigrati dall’Europa orientale in cerca di fortuna; è figlia dello shtetl e della tradizione ed eredita dal papà il legame forte con la fede e con i testi sacri. Cresce nella società ebraica berlinese che ha vissuto la haskalah (illuminismo ebraico), l’emancipazione e le riforme educative, una società segnata dalle profonde trasformazioni religiose e liturgiche, che ha cominciato a scrivere la vita ebraica in un contesto storico preciso e non in quello atemporale dei testi sacri, con la coscienza che il mondo ha cambiato fisionomia e vi sono esigenze differenti. Regina si forma presso la Hochschule für die Wissenschaft des Judentums, una scuola di studi superiori che «intende liberare la conoscenza ebraica dai suoi legami religiosi soggettivi per elevarla a disciplina oggettiva e offrire la possibilità di un approccio pluralistico e accademico alla cultura ebraica» e che adotta l’ideale borghese moderno della Bildung in sostituzione del metodo applicato nelle scuole talmudiche.

di Maria Teresa Milano

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE