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Qui pregò Omar

· La tentazione del fondamentalismo ·

La fede dei credi monoteisti scivola con relativa facilità in convinzioni assolute. È logico tornare ai fondamenti, ma bisogna farlo senza rigidità, senza negare la storia: con un approccio aperto e dinamico.

«Il fondamentalismo pietrifica la Bibbia e la trasforma in autorità assoluta». Lo afferma, pensando al cristianesimo, il teologo Jürgen Moltmann. Identifica così una delle tentazioni delle religioni monoteiste: la loro fede può, con relativa facilità, scivolare in convinzioni assolute. Cerchiamo di chiarire un minimo la questione.

San Giovanni della Croce in un dipinto del XVII secolo

Naturalmente, nessuno rimprovererà alle religioni il loro continuo ritorno ai propri fondamenti. I loro fondatori e il credo a cui hanno dato origine non possono essere un mero punto di partenza che si dimentica. Le origini non si escludono impunemente. Le religioni, come le persone e i popoli, hanno grandi obblighi contratti con il ricordo; senza di esso si muore. «Che cos’è l’uomo? — scrisse il filosofo Wilhelm Dilthy —. Solo la sua storia glielo dice». È quindi necessario che le religioni ritornino sempre — soprattutto in tempi agitati — alle loro origini, ai loro fondatori, ai loro libri sacri alla ricerca dell’anelata identità. Ma l’identità non è qualcosa di chiuso né d’inscatolato che si accumula solo agli inizi e condanna quanti sono nati dopo a essere meri ripetitori.
Il momento fondazionale non esaurisce le possibilità di configurazione dei progetti religiosi. Il tempo aggiunto, la tradizione, i secoli trascorsi aiutano a delineare l’intuizione originaria. Anche a questi passi intermedi vanno date validità e una certa normatività. Non solo: s’impone pure una considerazione benevola del momento presente. Le religioni sono comunità narrative di accoglienza che aiutano a vivere e a morire in modo degno e pieno di speranza. Quando una religione esclude uno di questi tre stadi — le origini, la tradizione e il momento presente — e si aggrappa al fatto che il velo si squarciò completamente nei mitizzati momenti iniziali nasce il fondamentalismo.
Il suo peccato non si trova quindi nella ricerca di fondamento; questa è umana e necessaria, senza di essa si va alla deriva. Il fondamentalismo diviene forte quando le religioni, oltre ad affermare legittimamente la loro trascendenza, negano, senza alcuna legittimità, la loro contingenza storica e le ferite che il passare del tempo provoca. La negazione della storia è un invito solenne al fondamentalismo.
Il pericolo fondamentalista interessa molteplici ambiti delle nostra società. Risulta però strano che sia tanto presente nelle religioni, soprattutto in quelle monoteiste. Il fatto è che, con le parole del teologo Wolfhart Pannenberg, «il fondamentalista è l’uomo della cosa sicura». Ma, cos’è il sicuro nelle religioni? Non è la fede fiduciosa, senza certezze né prove, il loro tratto distintivo? Il mondo a cui si affacciano i credenti è così misterioso, così tremendo e affascinante che dovrebbe resistere alla piatta oggettività fondamentalista. L’esperienza religiosa si forgia a contatto con simboli, miti, riti e leggende.
Si potrebbe affermare, con Paul Ricoeur, che è «il regno dell’inesatto». Come si può essere fondamentalisti in uno scenario così scivoloso, in un universo così carico di mistero e d’incertezza? Sembra piuttosto che la persona religiosa dovrebbe avere familiarità con lo spessore dell’ineffabile, con i molti nomi e volti del divino.

di Manuel Frajio

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26 gennaio 2020

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