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​Questioni mondiali

· All’avvio dei lavori dell’Assemblea generale dell'Onu emerge l’urgenza di azioni congiunte ·

Una conferenza nell’ambito dell’Assemblea generale dell’Onu (Epa)

Le guerre in Siria e in Yemen, la crisi libica e quella venezuelana, lo scontro sui dazi, sono tra i temi di cui sono chiamati a occuparsi più di 120 tra capi di stato e di governo e centinaia di ministri alla settantatreesima assemblea generale delle Nazioni Unite che oggi entra nel vivo dei lavori. Una conferenza presieduta dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, verterà sul tema della denuclearizzazione. Tanti i bilaterali che si sono svolti alla vigilia e che si svolgeranno a margine delle sessioni. Il segretario generale Onu, António Guterres, ha incontrato il presidente sudcoreano, Moon Jae-in. Secondo quanto riporta il palazzo di Vetro, Guterres ha «lodato gli importanti impegni presi durante l’ultimo vertice inter-coreano e l’impegno di Moon nel processo». I due hanno condiviso le loro opinioni sui prossimi passi da intraprendere «verso la pace sostenibile e la denuclearizzazione completa e verificabile della penisola», e il segretario generale ha «assicurato il sostegno dell’Onu». Trump ha parlato di Siria, Iran e di scambi commerciali con il presidente francese, Emmanuel Macron, e i due leader — ha spiegato la Casa Bianca — si sono «impegnati a lavorare in modo coordinato per affrontare le sfide globali». Oggi Trump incontra il primo ministro inglese, Theresa May. Al centro dei colloqui ci sono la Brexit e un accordo commerciale, ma anche — riferiscono funzionari inglesi — la questione delle armi chimiche. All’assemblea non sono arrivati, come previsto, il primo ministro del Governo di accordo nazionale libico, Fayez Al Sarraj, e l’inviato speciale Onu in Libia, Ghassan Salamé, a causa dell’escalation di combattimenti intorno a Tripoli. Ieri a New York hanno discusso della crisi libica i ministri degli esteri dell’Unione europea — alla presenza dell’alto commissario per la politica estera, Federica Mogherini — nel tentativo di trovare soluzioni comuni, dopo la bocciatura del piano Macron, che prevede elezioni nel paese nordafricano entro la fine dell’anno.

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15 ottobre 2019

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