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L’egoismo
alla fine non paga

· «Oeconomicae et pecuniariae quaestiones» per un rinnovamento dell’economia ·

L’ordine etico di una giustizia della vita umana, che è più che politica e più che economica, anche se inclusiva di questi ambiti fondamentali della sua attuazione, esiste. 

Nathalie Gribinski «Money pig» (2018)

Questo ordine è anche sovra-nazionale e sovra-confessionale. Possiamo dunque lavorare al suo riconoscimento e sviluppare la sua tutela «nella certezza che in tutte le culture ci sono molteplici convergenze etiche, espressione di una comune sapienza morale (Benedetto XVI, Caritas in veritate, 59), sul cui ordine oggettivo si fonda la dignità della persona […] senza di esso, l’arbitrio e l’abuso del più forte finiscono per dominare sulla scena umana. Questo ordine etico, radicato nella sapienza di Dio Creatore, è dunque l’indispensabile fondamento per edificare una degna comunità degli uomini regolata da leggi improntate a reale giustizia». Il recente documento Oeconomicae et pecuniariae quaestiones inaugura la sua esposizione con la limpida dichiarazione di questa convinzione e fiducia (n. 3). L’intero spazio dell’agire umano, precisa opportunamente il documento, «può legittimamente reclamare di essere estraneo, o di rimanere impermeabile, a un’etica fondata sulla libertà, sulla verità, sulla giustizia e sulla solidarietà»: la mancata correlazione di ciascuno di questi elementi con tutti gli altri, infatti, compromette l’umanesimo della stessa forma civile.

Con questa formula è definita, in modo particolarmente felice e originale, la “quadratura” degli elementi che consentono di riconoscere concretamente il radicamento “naturale” dell’ordine politico nell’ordine etico: e al tempo stesso, la concreta immanenza storica di quest’ultimo nella costituzione del primo. Questo radicamento resiste alle nostre manipolazioni della verità, come anche alla nostra indifferenza per la giustizia, che corrompono — politicamente ed economicamente — i diritti della libertà, stravolgendo i legami affettivi e solidali dei singoli e dei popoli. Possiamo ricordare, ancora una volta, la provocatoria formula di Agostino: «Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grosse bande di ladri?» (De civitate Dei, IV, significativamente citato da Benedetto XVI nel discorso al parlamento tedesco del 22 settembre 2011).

di Pierangelo Sequeri

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21 giugno 2018

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