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Questione di regole

· Vicino l’accordo sul codice di condotta delle ong ·

È prevista lunedì pomeriggio la firma a Roma dell’intesa sul cosiddetto codice di condotta delle organizzazioni non governative attive in mare per i salvataggi di migranti. Il testo prevede trasparenza nei finanziamenti, certificazioni di idoneità della nave, divieto di entrare nelle acque libiche e di trasbordare le persone salvate su altre navi, nonché possibilità di far salire a bordo la polizia giudiziaria. Dopo quella del 25 luglio, una seconda riunione convocata ieri al ministero dell’interno con i rappresentanti di nove organizzazioni umanitarie, ha fatto registrare «passi avanti», ma non ancora un accordo. 

Operazione di soccorso al largo della Libia (Ansa)

In queste ore si esamina l’ultima bozza inviata dal ministero alle ong con alcuni correttivi che rispondono in parte alle loro istanze. Alcune delle ong più grandi, come Medici senza frontiere e Save the Children, si dicono «fiduciose; non c’è nessuna questione insormontabile, ma dei chiarimenti da fare: siamo in attesa del testo definitivo, sperando di poter arrivare a una firma che ci consenta di operare serenamente e di affrontare questa tragedia umanitaria. Siamo fiduciosi in un accordo». Secondo Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia-Europa di Save the Children, c’è stata «la massima disponibilità a trovare un’intesa, a chiarire i punti critici. Se si superano le questioni che abbiamo posto il nostro intento è di firmare il codice e di garantire, come abbiamo fatto con la guardia costiera, la massima collaborazione».
Più critica la tedesca Sea Watch, che non ci sta ad avallare l’idea della polizia giudiziaria armata a bordo, e che senza modifiche potrebbe non firmare. Questo è un punto delicato per tutte le ong. Nella nuova bozza si precisa che la polizia si avrà solo in specifici casi in cui «risulti strettamente necessario» per eventuali sospetti o criticità; difficile però disarmarla e chiederle di consegnare le armi al comandante, spesso straniero, della nave. Anche sul divieto di trasbordi si prevedono deroghe con la possibilità di chiedere permessi, per esempio per emergenze medico-sanitarie, alla capitaneria di porto, che sarà chiamata a valutare caso per caso.
E sarà dedicato soprattutto alla questione migratoria il vertice a quattro Francia-Italia-Germania-Spagna che il presidente francese Emmanuel Macron ha organizzato per fine agosto. La riunione prevede una sessione a parte dedicata a Ciad e Niger, per affrontare il tema occupandosi dei paesi da cui partono i flussi migratori.
Intanto, Macron sembra discutere in particolare con il cancelliere tedesco Angela Merkel della riforma del regolamento di Dublino e delle possibilità di controllo delle frontiere in relazione all’accordo di Shenghen. Secondo i media francesi, Parigi, con il sostegno di Berlino, ha un piano per riscrivere le regole e i due paesi intendono raggiungere risultati concreti già nel prossimo autunno. La scadenza è d’obbligo visto che le attuali deroghe concesse da Bruxelles per i «controlli temporanei in circostanze eccezionali» scadono a novembre e non possono più essere rinnovate. Francia e Germania puntano a un sistema più elastico che permetta agli stati di blindare i propri confini senza troppi vincoli «in caso di crisi migratoria». In Francia si parla di 11.000 attraversamenti illegali nel 2016, pari a un incremento del 156 per cento rispetto all’anno precedente. «Circa la metà delle persone che chiedono asilo in Francia ha già visto respingere la propria domanda in un paese europeo vicino», ha detto Macron sostenendo dunque che «ciò è frutto di una disfunzione che abbiamo in Europa e alla quale bisogna porre rimedio».

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19 settembre 2019

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