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Questione di dna

· Messa a Santa Marta ·

Ritorno alle origini per capire chi è l’uomo e, soprattutto, chi è l’uomo agli occhi di Dio. Seguendo i suggerimenti della liturgia della parola, Papa Francesco, nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 7 febbraio, si è soffermato a riflettere sulla creazione e sul grande amore che il Signore nutre per l’uomo.

Il Pontefice ha innanzitutto ripreso uno dei versetti del salmo responsoriale: «O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra» per ricordare come la Chiesa, in questi giorni, «ci porta a lodare tanto il Signore». E, proseguendo nella lettura del salmo 8 — «Ma, Signore, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi? Il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» — ha sottolineato come questo esprima «l’ammirazione davanti alla tenerezza, all’amore di Dio: perché tu ti comporti così con noi? Non siamo niente, ma tu sei grande...».

Émile Bernard, «Adamo ed Eva» (1888)

La risposta si trova nella prima lettura che riporta il racconto della creazione tratto dalla Genesi (1, 20 - 2, 4). Lì si legge, infatti, alla fine del sesto giorno: «Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza. Domini sui pesci del mare, gli uccelli...”. E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. E li benedisse e disse loro: “Siate fecondi, moltiplicatevi; riempite la Terra; soggiogatela; dominate sui pesci del mare...”». Cioè, ha detto il Papa, «Dio dà tutto all’uomo. E la creazione dell’uomo e della donna è l’incoronazione di tutta la creazione del mondo, è il fine». Ma, si è chiesto, «cosa ci dà Dio» per farci dire nel salmo: «Che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?».

«Prima di tutto — ha risposto — ci ha dato il dna, cioè ci ha fatto figli, ci ha creati a sua immagine, a sua immagine e somiglianza, come lui». E, ha aggiunto il Pontefice, «che gli assomigli tanto o poco, è figlio: ha ricevuto l’identità». Si tratta di un legame che resta. E così «se il figlio diventa buono, il padre è orgoglioso di quel figlio» e dice: «ma guarda che bravo!». Ugualmente, se il figlio «è un po’ bruttino», il padre comunque dirà: «è bello!», perché «il padre è così, sempre». E ancora: «se è cattivo, il padre lo giustifica, lo aspetta...». Lo stesso Gesù, del resto, «ci ha insegnato come un padre sa aspettare i figli». In definitiva, Dio «ci ha dato questa identità di figli». Addirittura possiamo dire: «Siamo “come dei”, perché siamo figli di Dio». E Dio «è contento, perché ha sulla terra un figlio, come ne ha un altro in cielo. È felice il Signore: “È molto buono”, dice a se stesso». Questa, quindi, è la prima cosa che Dio ha dato all’uomo nella creazione.

Le seconda è insieme un «dono» e un «compito». Cioè, ha spiegato Francesco, «ci ha dato tutta la terra». Infatti nella Scrittura si legge: «Domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio dice agli uomini: «riempite la terra, soggiogatela, dominate sui pesci del mare e su ogni essere vivente». Dio, cioè, «ha dato la regalità: è un re, l’uomo. È quello che domina. Così lo vuole il Signore: non lo vuole schiavo, lo vuole signore». E cosa comporta questa signoria? Comporta «il compito di portare avanti il Creato», cioè «un lavoro».

Il Pontefice si è soffermato su quest’ultimo aspetto: «Come lui ha lavorato nella creazione, ha dato a noi il lavoro, ha dato il lavoro di portare avanti il creato. Non di distruggerlo; ma di farlo crescere, di curarlo, di custodirlo e farlo portare frutto avanti». Tra l’altro, ha aggiunto, c’è un fatto «curioso»: Dio «ha dato tutto», ma «non ci ha dato i soldi». Non a caso «dicono le nonne, che il diavolo entra dalle tasche...».

L’ultimo dono indicato dal Pontefice si trova proseguendo nella lettura della Genesi: «Dio creò l’uomo a sua immagine, maschio e femmina li creò». Cioé: «la terza cosa che ha dato è l’amore». Dio dice: «Non è buono che l’uomo viva da solo. E ha fatto la compagna». A tale proposito Papa Francesco ha confidato che a volte, ascoltando «qualche musica che cerca di dire questo», gli «piace pensare» come potrebbe essere stato «quel primo dialogo, quando tutti e due si guardavano; il dialogo tra l’uomo e la donna, il dialogo dell’amore».

Riassumendo, Dio ha detto all’uomo: «Tu sei il figlio, tu devi fare questo: custodire il creato, lavorare, andare avanti. E amare. Perché io sono amore e ti do questo». Di fronte a ciò viene da esclamare con la Scrittura: «Sei grande, Signore, sei grande! Che cosa è mai l’uomo, perché tu di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? Davvero, lo hai fatto poco meno di un Dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani: tutto hai posto sotto i suoi piedi. O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!».

Dio, ha detto il Pontefice, «ci ha dato l’identità: abbiamo la stessa identità di Dio, siamo figli di Dio. Siamo stati creati a sua immagine e somiglianza. Ci ha dato il dono della terra, del creato: “Tutto è vostro, ma per portarlo avanti, per custodirlo, non per distruggerlo!”». E «questo si fa con il lavoro: il lavoro è un dono di Dio e quando una persona non ha lavoro, si sente senza dignità, le manca qualcosa che viene da Dio». Infine Dio «ci ha dato l’amore: l’amore che incomincia qui, nell’uomo e nella donna».

Perciò, ha concluso, «ringraziamo il Signore per questi tre regali che ci ha dato: l’identità, il dono-compito e l’amore. E chiediamo la grazia di custodire questa identità di figli, di lavorare sul dono che ci ha dato e portare avanti con il nostro lavoro questo dono, e la grazia di imparare ogni giorno ad amare di più».

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