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Questi tremendi eventi

· Si aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime mentre resta vivo l’allarme per la tenuta delle centrali atomiche danneggiate dal sisma ·

Con il passare delle ore, stanno assumendo contorni catastrofici le conseguenze dello tsunami indotto dal terremoto di magnitudo 9 che venerdì ha investito il Giappone nordorientale.

Dopo aver praticamente inghiottito decine di cittadine e villaggi, l’onda anomala (alta più di 10 metri) si è ritirata, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e di morte. Le immagini trasmesse in queste ore da tutte le televisioni del mondo sono inequivocabili. Anche oggi sono stati rinvenuti altri 2.000 cadaveri nella sola prefettura di Miyagi, una delle più colpite dal maremoto. Lo ha riferito l’agenzia di stampa giapponese Kyodo, precisando che circa un migliaio di corpi sono stati rinvenuti sulla costa della penisola di Ojika, gli altri nella città di Minamisanriku, dove manca all’appello più della metà della popolazione. La polizia locale e i vigili del fuoco, riporta l’agenzia, sono all’opera per recuperare ulteriori 200 cadaveri ritrovati a Sendai. Finora, i morti accertati da quella che il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha definito la peggiore crisi dalla fine della seconda guerra mondiale sono 5.000, ma si teme che possano essere più di 10.000. Lo hanno confermato le autorità.

E per scongiurare la paralisi del mercato finanziario, la Banca centrale del Giappone ha immesso sui mercati 15.000 miliardi di yen, pari a circa 182 miliardi di dollari, praticamente raddoppiando i livelli di acquisto di asset. L’intervento straordinario è stato deciso per fermare la caduta della Borsa di Tokyo e per cercare di rassicurare i mercati. Ma l’immissione di liquidità non ha impedito alla Borsa giapponese di perdere oltre il 6 per cento nel primo giorno di contrattazioni dopo il devastante sisma dell’11 marzo. Sono crollati tutti i titoli automobilistici (la Toyota ha deciso che gli impianti riapriranno solo mercoledì, mentre Honda e Nissan hanno sospeso la produzione fino al 20 marzo), elettronici e delle raffinerie. Si tratta, in pratica, di tutte le aziende costrette a chiudere i battenti dopo il terremoto. La Banca Centrale — che oggi ha tenuto la riunione mensile del suo comitato esecutivo — ha anche elevato di altri 5.000 miliardi il totale degli interventi autorizzati di sostegno all’economia. All’unanimità i membri del consiglio hanno deciso di mantenere fra lo 0 e lo 0,1 per cento il tasso principale di interesse. L’agenzia di rating Standard and Poor's ha assicurato che il terremoto non avrà effetti immediati sul debito sovrano del Giappone.

Tokyo — dove la terra continua a tremare — si è svegliata stamane in un’atmosfera di surreale normalità, con la gente che ha ripreso le solite attività nel pieno dell’emergenza nazionale. Nelle strade della capitale — informano i reporter delle varie agenzie di stampa internazionali — sembra un lunedì mattina come tanti altri: studenti in uniforme che si recano a scuola, tanti colletti bianchi che raggiungono il posto di lavoro nei quartieri centrali e i corrieri espressi che riforniscono gli esercizi commerciali. Allo stesso tempo, è stato notato qualcuno con la valigia sul marciapiede, pronto ad abbandonare la città, e numerosi gruppi di persone che trasportano da una parte all’altra cartoni di acqua, altre bevande e cibo preconfezionato. Anche oggi è stata registrata una forte scossa di magnitudo 6,3 sulla scala Richter, con epicentro nell’Oceano Pacifico, di fronte alle coste delle prefetture di Miyagi e Iwate e a circa 10 chilometri di profondità. Il movimento tellurico è stato avvertito anche a Tokyo. L’Agenzia meteorologica giapponese ha avvertito che nei prossimi giorni sono possibili ulteriori scosse di assestamento di una magnitudo che potrebbe raggiungere i 7 gradi. La paura è palpabile. L’iniziativa più visibile è quella dell’Ambasciata della Francia, che ha invitato i suoi cittadini a lasciare Tokyo e tutta l’enorme area metropolitana del Kanto. I grandi magazzini della capitale hanno annunciato che anticiperanno la chiusura per risparmiare la sempre più preziosa energia elettrica, che da ieri è stata razionata. Molti Paesi del mondo si sono attivati per sostenere il Giappone. Tokyo ha già accettato l’assistenza di Stati Uniti, Cina, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e Germania.

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