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Questa non è Europa

· Richiamo di Juncker per una condivisione delle responsabilità nella gestione dell’immigrazione ·

«Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani come noi, solo che queste persone non possono vivere come noi perché non hanno avuto la fortuna di essere nate in una delle regioni più ricche e più stabili del mondo. Parliamo di persone costrette a fuggire dalla guerra in Siria, dal terrore dell’Is in Libia, o dalla dittatura in Eritrea. Mi preoccupa vedere che una parte della popolazione le respinge. Non è questa l’Europa». 

Madre afghana conforta suo figlio: entrambi sono appena sbarcati sulla spiaggia dell’isola greca di Lesbo (Reuters)

Con queste parole il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è intervenuto ieri sul «Die Welt» sulla spinosa questione dell’immigrazione. Mi preoccupa — ha scritto Juncker — «quando i politici di estrema destra e di estrema sinistra alimentano un populismo che produce soltanto astio e nessuna soluzione. Discorsi pieni di odio ed esternazioni avventate che mettono a rischio una delle nostre maggiori conquiste (la libertà di circolazione nell’area Schengen e il superamento delle frontiere al suo interno)».

Le parole di Juncker arrivano in un momento molto delicato per la gestione dei flussi migratori, soprattutto in Serbia. Nelle ultime due settimane oltre 23.000 profughi sono entrati nel Paese, quasi 90.000 dall’inizio dell’anno. Le autorità di Belgrado si sono mobilitate per dare prima assistenza agli immigrati, e finora sono stati allestiti quattro centri di accoglienza, due a sud (Preševo e Miratovac) e due a nord, al confine con l’Ungheria (Kanijia e Subotica). A breve è prevista l’apertura di un ulteriore centro alle porte di Belgrado, lungo l’autostrada per l’aeroporto.

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18 luglio 2019

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