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Quello strano ottantenne al semaforo

· In un romanzo di Paola Rondini ·

Giacomo Selvi è un noto e stimato chirurgo estetico, giovane ed elegante, desiderato dalle donne, richiesto da signore di mezza età che con le sue sapienti mani sperano di poter riavvolgere il nastro della loro vita o accorciare le distanze con nuovi e più giovani amori o, più semplicemente, di ritrovare quella forma di sé che ha fatto di loro donne vincenti in passato. Giacomo ha tutto: una casa meravigliosa che affaccia sulle colline fiorentine, una carriera brillante, la compagnia di donne bellissime. Una vita perfetta, almeno fino a quando, una mattina come le altre, non accetta il foglio di carta pregiata “buona e spessa”, che Edo, un anziano e distinto signore, che si firma Crepapelle, gli porge a un semaforo e su cui sono scritti i pensieri in libertà di un ottantenne un po’ sopra le righe.

Dalla copertina del libro

Le parole che Giacomo legge sembrano indirizzate a lui: in particolare, la firma Crepapelle, che chiunque avrebbe associato a una sonora risata, in lui evoca il mestiere di incidere la pelle delle sue pazienti, procurare loro delle crepe nel volto per poi ricostruire una espressione nuova, quanto più possibile vicina all’originale e rispettosa delle asimmetrie tipiche di tutti i volti.
Si era costruito una vita fatta di ordine, precisione, controllo sugli eventi e sui sentimenti e fino ad allora non aveva mai lasciato spazio alla parte più intima della sua anima. E poi, all’improvviso, un attimo di distrazione o debolezza o, forse, un desiderio inconscio, lo spingono ad abbassare il finestrino e ad aprire una porta al caos di cui Edo è portatore.
La mattina dell’incontro con il vecchio, Giacomo sta per operare Greta Lensi, ricca signora che ha appena varcato la soglia dei cinquanta, divorziata, con un figlio già grande all’estero che non ha più bisogno di lei. Quando incontra la sua immagine riflessa, Greta vede solo rughe e non può fare a meno di tirare la pelle con le mani per cancellare i segni del tempo. Depressa e senza emozioni, investe nell’intervento tutte le speranze di una rinascita e la possibilità di ritrovare la potente bellezza della sua gioventù.
Le storie di Giacomo e Greta si intrecciano sul tavolo operatorio: il chirurgo cerca invano rifugio nei gesti rituali di ogni intervento, ma la mente è lontana, preda del suo inconscio per troppo tempo tenuto a freno. E quando sulla spalla della paziente scopre casualmente il tatuaggio di una lemniscata, lo stesso otto rovesciato che aveva visto sul foglio che gli aveva consegnato Edo, l’ipotesi di una connessione tra i due eventi si fa strada in maniera prepotente determinando gli eventi delle ore successive.
Persa la sicurezza ostentata fin dalle prime pagine del romanzo, Selvi è preda delle parole di quello che lui stesso definisce un pazzo, richiama alla sua mente immagini della sua vita passata e del rapporto con sua madre, una donna tradita e insoddisfatta come le tante che si rivolgevano a lui. Giacomo sembra ritornare il bambino che assisteva al dolore della madre, e il rispetto e l’amore per le sue pazienti e per i motivi che le conducono da lui, lascia immaginare che la riveda nelle loro frustrazioni.
Le narrazioni dei dolori di Greta e Giacomo si alternano simmetricamente; nel mezzo, si dipana una vicenda ambientata nel passato, fatta di bombe, torture, paura che si intrecciano con un tenero amore giovanile che sente l’urgenza della fuga per ritrovarsi in un abbraccio, che ha la potenza di chi ha tutta la vita davanti e che, tristemente, si schianta contro l’orrore della vita in tempo di guerra.
Crepapelle (Roma, Intrecci Edizioni, 2017, pagine 172, euro 14) di Paola Rondini parla di tutti, dell’impegno di ciascuno nel costruirsi una zona franca nella quale sentirsi al sicuro, della corsa inutile verso il successo, dell’ansia di una vita perfetta a cui, in apparenza non manca niente, tranne il coraggio di guardarsi dentro.
Crepapelle in gioventù e poi in vecchiaia ha saputo essere un elemento di disturbo che ha saputo mettere in crisi le false certezze di ogni uomo e ha mostrato che l’umanità intera è legata come da un unico filo, che le vicende si intersecano tra loro, che esistenze diverse possono incontrarsi in medesime inquietudini e in uguali desideri. Aprire a Edo il finestrino, significa essere pronti a viaggiare attraverso gli infiniti mondi che le sue parole sconclusionate possono aprire, rimanere indifferenti al suo sguardo cortese e discreto vuol dire essere schiavi della paura e delle proprie sovrastrutture.
Guardarsi dentro può far precipitare in abissi profondi, ma, come si legge nel libro, può dare anche sorprese inaspettate e bellissime. E infatti, Greta Lensi, che sembra destinata a pagare a caro prezzo la debolezza del suo chirurgo, in realtà riceve il dono della rinascita attraverso una porta diversa che nemmeno lei avrebbe mai potuto immaginare.
A ragione Edo riferisce le parole del chimico Ilya Prigogine secondo il quale «la materia nel suo equilibrio vede solo le molecole più vicine, mentre proprio nella rottura dell’equilibrio è possibile instaurare le relazioni di più lunga portata».

Attraverso una scrittura sapiente, ricca di immagini capaci di evocare emozioni e ricordi, Paola Rondini tesse la tela che interseca la storia dei suoi protagonisti e dei suoi lettori, che si lasciano volentieri rapire da queste pagine.

di Angela Mattei

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14 novembre 2019

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