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Quello specchio
sopravvissuto alle fiamme

· Il I° giugno 1310 Marguerite Porete veniva bruciata sul rogo ·

Manoscritto de «Lo specchio delle anime» conservato nel museo Condé

Il 1˚ giugno 1310, a Place de Grève a Parigi, fu bruciata sul rogo la beghina Marguerite Porete, con il suo libro Le Miroir des âmes simples et anéanties, et qui seulement demeurent en vouloir et désir d’amour (in italiano, «Lo specchio delle anime semplici»).

Qualche anno prima, quello Specchio era stato dichiarato eretico e bruciato dal vescovo di Cambrai, ma aveva continuato a esser ricopiato, nonostante l’interdizione. Marguerite fu dunque condotta da Guglielmo di Parigi, domenicano e inquisitore per il Regno di Francia. Una commissione di teologi giudicò il libro eretico e una commissione di canonisti Marguerite Porete relapsa. Margherita e il suo libro furono rimessi al braccio secolare, condannati al rogo. Siamo sotto Filippo il Bello, il re di Francia che è in piena lotta contro i templari.

Ogni libro ha il suo destino, ogni libro è un destino. Lo specchio delle anime semplici sopravvisse alle fiamme e alla sua autrice, forse perché Marguerite Porete non l’aveva rinnegato, rifiutandosi di prestare giuramento di fedeltà nell’istruzione del suo processo e di ricevere l’assoluzione per una colpa che riteneva di non avere commesso. Lo specchio, scritto in francese antico, circolò per due secoli in tutta Europa, fu tradotto in latino, inglese e italiano, poi cadde nell’oblio in biblioteche di monasteri. È stato lì che la storica italiana Romana Guarnieri, che lavorava sul movimento del Libero Spirito, lo ha rinvenuto, a metà del XX secolo, e, confrontandolo con le minute del processo di Margherite Porete, ha potuto attribuirlo a lei.

Perché questo libro è riapparso così, settecento anni dopo essere stato dato alle fiamme? Perché e per cosa? Forse perché è un libro di donna e perché noi oggi viviamo una fine di patriarcato in cui è fondamentale ascoltare le voci di donne. Siamo in un’epoca in cui si sta ridefinendo, in seno alla Chiesa e nel mondo, l’alleanza tra il maschile e il femminile, il paterno e il materno, l’uomo e la donna.

Marguerite Porete era una beghina, una donna che non era soggetta né a vincoli matrimoniali né a voti monastici. Libera di dedicarsi a Dio, si era abbandonata a un grande silenzio interiore, senza pensare più a nulla e senza volere più nulla. I «due occhi di Dio» (capitolo 139) la seguivano ovunque, e quello sguardo aveva reso semplice e annientato la sua anima.

Che cosa va ricordato della spiritualità di Marguerite Porete, che alcuni storici e teologi vedono come un’ispiratrice di Maestro Eckhart? L’amore prima di tutto, e soprattutto l’intendimento d’Amore. Lo specchio, come molti libri del XIV secolo, era destinato a essere letto a molti e a voce alta, per essere ascoltato e trasformare le anime. Si presenta quindi come una messinscena in cui l’Amore, la Ragione, Dio e le Virtù, tutti personificati, si affrontano in un duello oratorio per disputarsi l’Anima. Per comprendere questa finezza dell’Amore che, solo, «fa vivere l’anima» (prologo), Marguerite si appella a «quell’intendimento sottile che è in voi» (prologo), ma «rari sono coloro che assaporano questo modo di comprendere» (capitolo 17). Sì, Amore è intendimento, un intendimento più fine e più sottile di quello di Ragione. Tale intendimento non solo apre l’anima alla conoscenza, all’amore e alla lode di Dio, ma fa anche nascere in essa le Virtù.

Nello Specchio di Marguerite Porete si guardano non solo le anime semplici e annientate, ma anche «nostro padre, nostro fratello e il nostro amico leale» (capitolo 5), o ancora, riprendendo le sue parole, Amante, Amato e Amore, le tre Persone divine. «Dio non è che colui di cui non si può conoscere assolutamente nulla» (capitolo 11), insiste ripetutamente Marguerite del libro. A tale proposito utilizza immagini forti. Voler nominare Dio sarebbe come voler «rinchiudere il mare nel proprio occhio, portare il mondo sulla punta di un giunco, o illuminare il sole con una lanterna o una torcia» (capitolo 97). Alla luce dell’intendimento d’Amore, Marguerite osa tuttavia nominarlo: Dio è il Lontano-Vicino!

È vero che Marguerite Porete è un’anima che non deve più cercare Dio e che può dire: «Lo trovo ovunque, Lui è lì» (capitolo 69). Per un’anima semplice e annientata, «Dio è interamente ovunque», poiché una tale anima è «invasa d’amore e trasformata in Amore» (capitolo 39). Abbandona tutto — Dio, se stessa, il prossimo — «al sapere della vostra divina saggezza, al potere della vostra divina potenza e al governo della vostra divina bontà e questo per la vostra sola divina volontà» (capitolo 92). Vive nel «silenzio segreto dell’amore divino» (capitolo 94), senza pensare più a nulla e senza volere più nulla. «Un bagliore, una luce incantevole si unisce a lei e la spinge più vicino» (capitolo 68). Una simile anima vive nella pace e nella gioia: «È lei stessa gioia grazie alla forza di Gioia che l’ha trasformata in lei» (capitolo 28).

Ma non tutte le anime vivono sotto «questo sguardo [di Dio che] rende l’anima semplice» (capitolo 139). Azzardandosi a creare una tipologia delle anime, Marguerite Porete parla di tre condizioni: le anime morte, le anime smarrite, e le anime semplici e annientate. Sì, un’anima può morire o smarrirsi, come può divenire semplice e annientarsi sotto lo sguardo di Dio.

Le anime semplici e annientate per Marguerite formano come una Santa Chiesa la Grande all’interno stesso di Santa Chiesa la Piccola. Scrive che «queste anime sono chiamate in senso stretto Santa Chiesa in quanto sostengono, istruiscono e nutrono tutta la Santa Chiesa; e non solo loro, ma tutta la Trinità attraverso di loro» (capitolo 43).

L’intendimento d’Amore, il pensare a nulla, il non volere nulla... Marguerite Porete, questa beghina del XIV secolo, non fa che descrivere, a parole sue, frutto della sua conoscenza, del suo amore e della sua lode, quello che la Chiesa chiama abbandono e che l’Occidente laico del XXI secolo ricerca sotto il nome d’intelligenza del cuore, lasciare il mentale e lasciarsi andare. Come se il destino di questo libro fosse quello di essere custodito in segreto per settecento anni dalla mano di Dio per parlare agli uomini e alle donne di oggi e consegnare loro un messaggio che possano comprendere e accogliere.

Con Marguerite Porete è stata bruciata una voce di donna che è una voce d’amore. Una voce di donna che forse, in profondità, nel segreto e nel silenzio, ha irrorato la spiritualità europea e addestrato il nostro orecchio per farsi intendere. Chi ha orecchie per intendere, intenda!

di Charlotte Jousseaume

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