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Quello spazio che parla

· Maria e l'attesa di Cristo ·

Nell’arte il modo più tipico d’immaginare l’Annunciazione è lo schema dell’incontro frontale tra l’angelo e la Vergine che troviamo in opere dal primo medioevo fino al presente.

All’interno di questo schema apparentemente inflessibile, gli artisti hanno poi sviluppato infinite varianti. Tra i vari esempi, Timothy Verdon ci presenta l’Annunciazione sulle ante esterne della pala dei fratelli Van Eyck a Gand, dove l’angelo reca il giglio, Maria ha accanto a sé il libro delle Scritture e lo Spirito aleggia sopra la sua testa mentre essa formula la risposta all’invito divino. Sia l’invito che la risposta vengono esplicitati, ma in maniera curiosa: le parole pronunciate dall’angelo, Ave gratia plena Dominus tecum, sono scritte come al solito da sinistra verso destra, mentre quelle di Maria, Ecce ancilla Domini, sono capovolte e vanno da destra verso sinistra! Nei pannelli centrali, infine, troviamo una finestra aperta allusiva alla luce, e un recipiente per l’acqua, un bacino e un asciugamano pulito che alludono alla purezza. Più del cumulo dei simboli, in quest’Annunciazione è lo spazio stesso che parla: l’intervallo visivo ed emotivo che i Van Eyck hanno lasciato tra Gabriele e Maria, come una pausa tra l’invito e la risposta. Fa pensare all’esitazione di Maria davanti al messo divino, al vuoto di tempo che tanto affascinava i teologi del medioevo.

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23 settembre 2018

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