Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Quello spazio bianco senza note

· ​Francesco e la genesi del Cantico di frate sole ·

Per l’attesa enciclica sull’ambiente Papa Francesco trae ispirazione dal Cantico di frate Sole, legando in tal modo il documento al santo da cui ha preso il nome. Per quei versi Francesco d’Assisi aveva composto anche la musica, sfortunatamente andata perduta: nel manoscritto assisano n. 338, al folio 33r, era stato infatti lasciato uno spazio iniziale dove si sarebbero dovute segnare le notazioni musicali che, purtroppo, è rimasto bianco.

Mosaico dedicato al Cantico di frate Sole (Curia generalizia dell’Ordine dei frati minori di Roma)

Questo manoscritto costituisce anche la più antica testimonianza documentaria del Cantico, perché la parte del codice in cui è stato trascritto risale agli anni Quaranta del Duecento: una reliquia, dunque, di altissimo valore. La rubrica che ne introduce il testo recita: «Iniziano le Lodi delle creature che il beato Francesco compose a lode e onore di Dio quando era infermo presso San Damiano». Francesco perciò le redasse mentre era malato. Scorrendone i versi, si è quasi indotti a pensare a giardini pieni di fiori e di erba verde, a fontane zampillanti e a uccelli cinguettanti; quelle Laudes furono invece scritte in un momento particolarmente difficile.

In effetti, la dettagliata testimonianza dei compagni del santo ci consente di attestare che Francesco le compose in più momenti diversi, anche distanti nel tempo.

Nei primi mesi del 1225 si fermò a San Damiano oltre cinquanta giorni, in preda ad atroci sofferenze. Una notte non ce la fece più e invocò il soccorso del Signore, che in spirito gli rispose: «Fratello, rallegrati e gioisci di cuore nelle tue infermità» (Compilatio Assisiensis 83); il mattino seguente iniziò a comporre il Cantico di frate sole. Quella poesia che nei secoli ha dato pace e consolazione a milioni e milioni di uomini nacque dunque in un momento di dolore, eco di un animo pacificato nel profondo e pertanto capace d’invitare tutte le creature alla lode di Dio.

Il suo testo finì poi per completarsi e perfezionarsi nel tempo, e venne infine ultimato al termine stesso della vita di Francesco. Con piena coscienza egli avvertì “il momento”. Dopo che, al suo capezzale, il medico gli ebbe rivelato le sue reali condizioni di salute, Francesco iniziò a lodare il Signore: «Ben venga sorella morte» (ibidem 100). Allo stesso modo, un compagno gli parlò con franchezza; anche in quel momento non mancò di lodare il Signore, quindi fece chiamare frate Leone e frate Angelo perché gli cantassero il Cantico di frate Sole e prima dell’ultima strofa inserì la lode di sorella morte (ibidem 7).

Certo, molti aspetti della personalità di Francesco d’Assisi sono stati spesso esagerati, altri resi avulsi dal loro contesto e privati della loro sorgente ispiratrice, se non interamente partoriti dalla fantasia.

In realtà, la radice di ogni suo comportamento si ritrova nel rapporto che seppe ricostruire con quel Dio al quale non aveva prestato attenzione per buona parte della propria vita. Quando giunse infine a scelte definitive con la decisione di uscire dal secolo, vale a dire con l’abbandono dei valori perseguiti dal mondo — e che fino all’età di ventiquattro anni erano stati anche i suoi — per riscoprire la bontà e la paternità di Dio, tutto acquistò un senso diverso: i poveri gli manifestarono il volto di Cristo, i nemici divennero persone da amare, gli animali i suoi fratelli più piccoli, il creato si rivelò ai suoi occhi come l’orma del Creatore.

Si mostrò allora convinto che alla lode di Dio non fossero chiamati solo gli uomini, ma tutta la creazione. È il creato nella sua interezza che deve celebrare la gloria del Creatore: uomini, animali, piante, vento, acqua e fuoco, astri celesti e ogni altra creatura inanimata. È solo in questo contesto che possiamo comprendere nella sua piena e vera luce il Cantico di frate sole.

Questo è il punto forte del discorso di Francesco: l’intera creazione è chiamata a lodare il Signore, ma vi è chiamato soprattutto l’uomo che ne è posto al vertice, poiché tutto gli è stato dato perché se ne serva e lo restituisca al Creatore. Torna, in altri termini, il concetto di restituzione: dal momento che Dio è datore di ogni bene, tutti i beni debbono essergli resi. A lui va ricondotta l’opera creata, perché tutta lo loda e ne parla. Far violenza alla creazione vuol dire, perciò, far violenza a Dio stesso.

Il dramma vero è che le creature servono il Signore assai meglio dell’uomo, poiché, mentre quelle obbediscono al Creatore, questi gli volta tranquillamente le spalle.

Non si può dunque comprendere la disposizione dell’Assisiate nei riguardi del creato e degli animali al di fuori di un orizzonte teocentrico, prescindendo cioè da Dio e dall’obbedienza che gli è dovuta. Il rispetto dell’ambiente passa attraverso il rispetto e l’ossequio verso il Creatore: era infatti ben cosciente che Dio aveva creato l’universo come un giardino e voleva che l’uomo, riconquistato dal sangue di Cristo, tornasse a obbedirgli, così da riacquistare finalmente l’edenico stato iniziale.

L’obbedienza, sorella della carità, virtù poco amata in ogni tempo, chiede all’uomo di adeguare i suoi progetti a quelli di Dio; un’obbedienza dovuta «non solo al Padre che è nei cieli, ma anche al progetto di vita che egli ha inscritto nell’intera famiglia delle sue creature».

Siamo, forse, di fronte al «messaggio più inatteso e inascoltato dell’intera cultura religiosa dell’Occidente cristiano» (Carlo Paolazzi).

di Felice Accrocca

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 novembre 2018

NOTIZIE CORRELATE