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Quell’incontro che apre alla gioia promessa

· Il Vangelo di domenica 28 aprile, II di Pasqua ·

Ogni incontro lascia una traccia nel cuore dell’uomo, ma ci sono incontri che segnano in maniera irreversibile la vita, squarciando l’orizzonte e aprendo una nuova prospettiva esistenziale.

L’incontro con Gesù di Nazaret aveva suscitato nel cuore dei discepoli un grande entusiasmo, ma il Crocifisso con la sua morte da maledetto da Dio, secondo quanto diceva la Scrittura per quanti erano appesi al legno, aveva annientato tutte le speranze e le attese che avevano coltivato negli anni in cui lo avevano seguito. L’entusiasmo dei giorni in Galilea si era trasformato nella tristezza e nel dolore di quanto avvenuto Gerusalemme, il coraggio di quando si percorrevano le strade intorno al lago di Tiberiade o la discesa del monte degli Ulivi aveva ceduto il posto alla paura di chi ora si trovava in quel luogo con le porte chiuse «per timore dei Giudei» (Gv 20,19). Infatti, la pietra che chiudeva il sepolcro affidava all’oblio del tempo non solo il corpo dell’amato Maestro, ma la sua intera esistenza e il suo messaggio.

Intimoriti, dunque, dal mondo, delusi dal non compiersi della promessa di Dio, incerti e, forse, pessimisti sul loro futuro i discepoli di quel giorno, come talvolta accade anche a noi oggi, si domandavano con il salmista: «È forse cessato per sempre il suo amore, è finita la sua promessa per sempre? Ho detto questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo» (Sal 77,9.11).

L’incontro di Gesù Risorto con i suoi discepoli dà una risposta inequivocabile: nel Crocifisso risorto, Dio annuncia che è rimasto fedele alla sua promessa e che il suo amore è per sempre. Le ferite alle mani e al costato sono il luogo dove si può comprendere che Dio è amore fedele e viscerale, che il suo nome è misericordia. I discepoli non vedono più con gli occhi umani, ma con quelli della fede e comprendono — questo è il significato del verbo “vedere” adoperato dall’evangelista. È la comprensione del mistero della Pasqua, dell’incontro con il Risorto che apre a quella gioia che Gesù aveva promesso prima della Passione: «vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,22).

Papa Francesco ha scritto che «con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia»: è la gioia che ogni settimana, dalla sera di quel giorno, il primo della settimana, i discepoli sperimentano nell’Eucaristia. Incontrare il Risorto nella sua parola fa ardere il cuore di speranza e di gioia, accoglierlo nel pane eucaristico rinnova la gioia di chi scopre nel dono di sé, ad imitazione del Maestro, il senso profondo della vita.

Da questo incontro nasce la missione, compito al quale non possiamo sottrarci per portare al mondo immerso nell’oscurità la luce del Risorto: gli uomini potranno nuovamente incontrare Dio e la sua gioia solo attraverso uomini e donne che hanno avuto la grazia dell’incontro con Lui, il Vivente per sempre, sperimentandone tutta la bellezza.

di Nicola Filippi

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21 agosto 2019

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