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Quelli che muoiono vicino a noi

· Dolore del Pontefice per le decine di vittime del nuovo naufragio nel Canale di Sicilia ·

Oltre duecento persone tratte in salvo da navi italiane e maltesi

«Abbi pietà Signore! Tante volte siamo accecati dalla nostra vita comoda e non vediamo quelli che muoiono vicino a noi», ha scritto oggi Papa Francesco in un tweet diffuso con l’hashtag #Lampedusa, commentando la nuova tragedia consumatasi ieri nel Canale di Sicilia, a una settimana da quella del 3 ottobre.   Nel nuovo naufragio sono morte decine di persone, compresi donne e  bambini.  Secondo la Marina italiana i naufraghi tratti in salvo sono  206  e le vittime recuperate 34. In precedenza, il Governo di Malta, dove sono stati portati gran parte dei naufraghi, aveva parlato di 27 morti accertati. Tutti, però, concordano sul fatto che  il   bilancio sia  destinato ad aggravarsi. La  nave militare italiana «Lybra» ha imbarcato 56  superstiti,  circa  130 sono stati presi a bordo di un pattugliatore della Marina maltese e altri 15  d un motopeschereccio.

Stavolta a Lampedusa ne sono arrivati  solo nove,   portati da  elicotteri  dei soccorritori. I corpi di altri 22, compresi  donne e bambini,  sono stati adagiati sul molo Favarolo, trasformato da una settimana a questa parte in una sconvolgente camera mortuaria all’aperto. Tra i superstiti c’è  una famiglia di profughi siriani, padre, madre e un loro figlio piccolo. Un altro sembra essere tra i morti sul molo.

In queste stesse ore, a conferma di una situazione spaventosa, sono stati soccorsi altri due barconi alla deriva: nel primo ci sono 150 persone di nazionalità presumibilmente siriana, segnalate da una nave cisterna non lontano dalla costa e che le motovedette della Capitaneria di porto di Lampedusa stanno conducendo a terra.  Il secondo natante,  con 85 persone in difficoltà, è  a un’ottantina di miglia marine  dall’isola. Anche in questo caso è intervenuta un’unità della Capitaneria di porto.

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16 novembre 2019

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