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Quell’attimo in cui il passato riemerge dalla terra

· Continua con passione nonostante la guerra il lavoro degli archeologi in Siria ·

«Ci sono momenti sorprendenti anche per gli archeologi più esperti, in cui si verifica una specie di esplosione di senso, dove cose e voci ci parlano con una immediatezza estrema» spiega uno dei curatori; la mostra «Dal profondo del tempo: all’origine della comunicazione e della comunità nell’antica Siria», al Meeting di Rimini fino al 30 agosto, riesce comunicare anche a chi non sa molto delle antiche culture mesopotamiche o degli ominidi del basso Paleolitico la gioia della scoperta durante uno scavo e la felicità di una storia ritrovata, riannodata al presente e resa di nuovo occasione di consapevolezza e motore di cambiamento. Per questo i curatori (Marilyn Kelly-Buccellati, insieme al marito Giorgio Buccellati e al figlio Federico, con la consulenza di David Lordkipanidze, Tamas Gamkrelidze e Maamoun Abdulkarim) non amano parlare di civiltà morte quando illustrano i risultati del loro lavoro, ma preferiscono l'espressione «tradizioni interrotte».

Il cortile lastricato del palazzo di Tupkish

L’allestimento fa parlare reperti preziosi (un frammento di sigillo regale, una bolla di consegna di un carico di frutta o un contratto di compravendita in cuneiforme) provenienti da un passato remotissimo, ma anche documenti viventi: tre studentesse di archeologia siriane, parte dello staff che lavora alla tutela degli scavi che raccontano l'antica Urkesh, oggi Tell Mozan, fondata nella prima parte del quarto millennio prima dell'era cristiana.

Il tuffo nel passato inizia sessantamila generazioni fa, tra gli ominidi di Dmanisi, nell’attuale Georgia, per poi scendere, nello spazio e nel tempo, nell’antica Siria. Qui grazie all’accurato studio di residui di costruzioni, frammenti di ceramica, residui organici databili al carbonio 14 possiamo entrare in contatto con persone morte da millenni: il re Tupkish, la regina madre Uqnitum, la cuoca Tuli, la nutrice Zamena, la figlia di Naram-Sin, andata sposa a uno dei sovrani di Urkesh.

«Quando con la guerra oggi in corso si è venuta a interrompere la possibilità di una nostra presenza fisica — spiega Giorgio Buccellati — la presenza morale che avevamo coltivato si è addirittura incrementata. Dopo tre anni dissanguanti, la passione e la dedizione sono intensamente vive nei nostri colleghi siriani, tanto più quanto meno sembrano essere i vantaggi personali per chi è così drammaticamente coinvolto. Il mondo si sta mobilitando per aiutare, ma deve anche mobilitarsi per imparare».

di Silvia Guidi

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22 settembre 2019

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