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Quell’annuncio inatteso risuonato nella sala del Concistoro

· Nelle parole del cardinale decano Angelo Sodano la gratitudine e la vicinanza spirituale della Chiesa ·

Sconcerto, sorpresa, stupore, commozione alle parole di Benedetto XVI che ha comunicato la sua decisione di «rinunciare al ministero di Vescovo di Roma». Sentimenti disegnati sui volti dei cardinali, dei presuli e dei prelati che — riuniti per il  Concistoro ordinario pubblico di lunedì mattina, 11 febbraio, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico — hanno ascoltato dalla viva voce del Papa l’inatteso annuncio.

Gli sguardi di tutti si sono incrociati, un lieve brusio si è alzato nella sala e la meraviglia si è trasformata in dispiacere. Ma dopo i primi momenti di smarrimento, si è fatto strada nei presenti — tra i quali erano anche i cerimonieri pontifici, i rappresentanti delle postulazioni, i cantori della Cappella Sistina, i sediari pontifici e gli addetti tecnici — il riconoscimento unanime che il gesto compiuto dal Pontefice è  un altissimo atto di umiltà.

Una decisione cha ha colto tutti di sorpresa. E che il Pontefice — accompagnato dagli arcivescovi Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e Guido Pozzo, elemosiniere, dai monsignori Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, e Alfred Xuereb, della Segreteria particolare del Pontefice —   ha voluto comunicare personalmente quando, terminata la celebrazione dell’Ora media e dopo l’annuncio che il 12 maggio prossimo si sarebbero tenute le tre canonizzazioni all’ordine del giorno del Concistoro, ha letto il testo latino della Declaratio scritta di suo stesso pugno. Parlando con voce ferma e serena,  mentre i presenti lo ascoltavano in un silenzio quasi irreale — ha spiegato le ragioni della sua scelta, compiuta «con piena libertà» e «dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio».

Da un momento di preghiera e di gioia l’atmosfera si è trasformata in mestizia. A farsene portavoce è stato il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, che ha subito preso la parola a nome di tutti i porporati. «Santità, amato e venerato successore di Pietro, come un fulmine a ciel sereno — ha detto —  ha risuonato in quest’aula il suo commosso messaggio. L’abbiamo ascoltato con senso di smarrimento, quasi del tutto increduli. Nelle sue parole abbiamo notato il grande affetto che sempre ella ha portato per la santa Chiesa di Dio, per questa Chiesa che tanto ella ha amato».

Ora, ha aggiunto, «permetta a me di dirle a nome di questo cenacolo apostolico, il collegio cardinalizio, a nome di questi suoi cari collaboratori, permetta che le dica che le siamo più che mai vicini, come lo siamo stati in questi luminosi otto anni del suo pontificato».

Il porporato ha assicurato a Benedetto XVI che «prima del 28 febbraio, come lei ha detto, giorno in cui desidera mettere la parola fine a questo suo servizio pontificale fatto con tanto amore, con tanta umiltà, prima del 28 febbraio, avremo modo di esprimerle meglio i nostri sentimenti. Così faranno tanti pastori e fedeli sparsi per il mondo, così faranno tanti uomini di buona volontà, insieme alle autorità di tanti Paesi». Un riferimento poi ai prossimi impegni del Pontefice.  «Ancora in questo mese avremo la gioia di sentire la sua voce di pastore, già mercoledì nella giornata delle Ceneri, poi giovedì col clero di Roma, negli Angelus di queste domeniche, nelle udienze del mercoledì. Ci saranno quindi tante occasioni ancora di sentire la sua voce paterna». La sua missione, ha concluso, «però continuerà. Ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nel cielo continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo, e ci benedica».

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