Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Quell’abbraccio imprevisto all’Italia

· L’11 maggio 1963 Giovanni XXIII festeggiava al Quirinale il premio Balzan per la pace ·

Pubblichiamo uno stralcio tratto dalle agende private del cardinale Loris Capovilla che ricorda il conferimento nel 1963 a Giovanni XXIII del premio Balzan per la Pace; riconoscimento consegnato il 10 maggio e festeggiato il giorno seguente al Quirinale con il presidente della Repubblica italiana Antonio Segni. Fu l’ultima uscita di Papa Giovanni dal Vaticano.

11 maggio, sabato. Messa ore 7. Riceve mgr Cavagna e card. Aloisi Masella. Dalle 15 alle 17 in cappella, in ginocchio. Esortato a non stancarsi risponde: «Un eccezionale avvenimento sta per compiersi: bisogna pregare. Alle 17.15 il corteo papale si avvia da piazza San Pietro per la visita al Quirinale. Sul limitare del territorio italiano, l’omaggio di una speciale missione presidenziale; all’altezza di Santa Maria della Traspontina, quello del sindaco di Roma.

Alle 17.35 il Papa varca l’ingresso del Quirinale. Riesce a tenere in disciplina il dolore fisico che lo affligge. Oltre i confini del protocollo, si intrattiene con i familiari del presidente Segni, si affaccia al balcone di piazza del Quirinale, indugia tra i componenti il corpo diplomatico accreditato in Italia. Particolarmente cordiale la conversazione col matematico Andrej Kolgomorov dell’Accademia sovietica delle scienze; e poi col biologo Karl Von Frisch, lo storico Samuel Eliot Morison e il compositore musicale Paul Hindemith, essi pure premiati.

L’avviarsi della risposta al discorso del presidente Antonio Segni è intonata a sentimenti di intima letizia e di umile compiacimento: «Accogliendo di buon grado il cortese invito a sostare alcun poco in questa sontuosa e storica dimora mi allieto della soave deferenza di cui si è fatta eco l’opinione pubblica. La mia umile persona per altro si ripiega sopra Nostro Signore Gesù Cristo che indegnamente ma con generoso e sommesso sforzo di imitazione io fui chiamato a rappresentare sulla terra».

Nel congedarsi dal presidente che, profondamente inchinato, ringrazia, il Papa lo abbraccia affettuosamente, sussurrandogli con voce rotta dall’emozione: «A Lei e all’Italia».

Solo sulla via del ritorno lascia intendere che è allo stremo delle forze. Rientra in Vaticano alle 19.30. Riceve il card. Segretario di Stato. Dopo cena assiste a speciale servizio televisivo. Al conchiudersi della giornata, prima di ritirarsi in camera, dice: «Poche ore fa complimenti ed acclamazioni; adesso eccomi qui, coi miei dolori, e mi sta bene, perché questo è il compito primo del papa: pregare e soffrire». Infine redige questa nota: Noctem quietam et finem perfectum concedat nobis Dominus Omnipotens. Queste parole liturgiche conchiudono assai bene il successo di queste ultime giornate di proclamato trionfo della pace, qui dal centro del mondo. La duplice cerimonia di ieri alla Sala Regia e in [San Pietro] Vaticano, e di questa sera la visita del Papa al Quirinale, coi relativi convenevoli discorsi dei due presidenti Gronchi e Segni e del Papa, segnano due giornate storiche e benefiche nella vicenda della mia vita e del mio servizio della Santa Sede e dell’Italia. A pensarci anch’io — pure sempre un po’ freddo in queste cose — non so trattenere la mia commozione e la mia riconoscenza al Signore, qui respexit humilitatem servi sui… et fecit mihi magna qui petens est (Luca, 1, 48-49). Chi avrebbe mai potuto pensare all’applicarsi alla mia debolezza di queste misteriose parole soffuse di tanta grazia?. Ancora una volta ripete: «Fuori il mondo mi esalta, mentre il Signore mi inchioda qui in un letto. Così egli vuole, così sono contento anch’io».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE