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Quella vecchia signora da curare

· ​Avviate le raccolte di fondi per il restauro della cattedrale di Parigi ·

A volte l’apparenza inganna. Con la sua maestosa facciata gotica restaurata negli anni Novanta, la cattedrale di Notre-Dame di Parigi sembra sfidare il tempo, 850 anni dopo che la prima pietra fu posta dai grandi costruttori di cattedrali. Davanti al sagrato o all’interno della chiesa, lo sguardo è a prima vista colpito dal suo splendore. Ma se si presta maggior attenzione al resto dell’edificio, la realtà che appare è diversa: gargolle senza testa, pinnacoli smussati dal tempo, inesistenti o cinti di metallo, assi di legno al posto dei parapetti mancanti. Il capolavoro per eccellenza dell’arte gotica francese è una signora in cattive condizioni di salute.

La cattedrale di Parigi  nel film di animazione  «Il Gobbo di Notre-Dame»

I due milioni di euro stanziati ogni anno dallo stato, che ne è il proprietario, per la manutenzione della cattedrale non sono oggi sufficienti a riparare i danni causati dalle intemperie, lo smog o più semplicemente gli acciacchi dell’età. Questa situazione allarmante ha portato ultimamente a lanciare nuove campagne di raccolta fondi, facendo appello alle autorità pubbliche francesi e anche — è questo il fatto nuovo — a donatori privati americani. Per salvare la cattedrale e per garantire la sicurezza dei visitatori ci vorrà un importante programma di restauro.

«Notre-Dame di Parigi è stata in gran parte costruita tra il 1163 e il 1270, anche se ha subito molte modifiche nel corso dei cinque secoli successivi alla sua inaugurazione» spiega all’Osservatore Romano André Finot, responsabile della comunicazione della cattedrale. «Largamente danneggiata durante la rivoluzione, un primo cantiere di restauro viene lanciato nel 1831 sotto impulso di Victor Hugo, autore del romanzo Notre-Dame de Paris. I lavori, affidati all’architetto Eugène Viollet-le-Duc, durarono più di venti anni. La cattedrale si è salvata, ma resta ancora molto da fare e i restauri intrapresi nel ventesimo secolo peggiorano purtroppo la situazione».

Salendo sui tetti delle cappelle laterali, si può toccare con mano il degrado. «Non c’è un solo arco rampante che sia in buono stato — rileva Finot — basta grattare la pietra con un dito per rendersene conto». L’acqua si è infiltrata nella pietra, e i trucioli di pietra si riversano sui tetti. Le gargolle sono state sostituite da tubi di Pvc per evitare che le acque piovane scorrano lungo i muri. «Se un arco rampante crollasse all’improvviso, sarebbe un vero pericolo per il pubblico», spiega con preoccupazione Philippe de Cuverville, l’economo diocesano. «In questa situazione, due sono le vie: pensare che la cattedrale non ci appartiene e che tocca allo stato assicurarne la manutenzione oppure agire in tutte le direzioni per conservare l’edificio».

È proprio questo l’obiettivo della fondazione Avenir du patrimoine creata a Parigi tre anni fa. La fondazione raccoglie fondi privati che sono trasmessi al comune per il mantenimento delle chiese della capitale. «Appena qualche mese fa, abbiamo ottenuto che sia inclusa anche la cattedrale di Parigi, dopo un lungo negoziato con lo stato francese, con il presidente François Hollande, il ministro della cultura signora Audrey Azoulay e la direzione regionale degli affari culturali» commenta l’economo diocesano. «Con questo nuovo accordo, non solo lo stato verserà due milioni di euro in più all’anno per la cattedrale ma anche un milione supplementare se si riesce a raccogliere un milione di euro dal lato nostro, due milioni se ne raccogliamo due». Sicuramente si potrà far leva sull’affetto storico dei parigini e anche di tutti i francesi verso la cattedrale, come sottolinea il rettore, monsignor Patrick Chauvet. «Oltre a essere un monumento prestigioso, Notre-Dame è legata alla storia cristiana del nostro paese e naturalmente della capitale, di cui è il cuore: tutti i grandi eventi, felici o anche dolorosi, sono stati celebrati lì», spiega il rettore. «Cattolici o no, i francesi si ritrovano in questo luogo, che è al di sopra dei problemi di laicità».

I difensori di Notre-Dame si sono rivolti anche agli Stati Uniti, dove più radicata che in Europa è la prassi di raccogliere fondi privati o di grandi aziende per lavori di restauro.

da Parigi
Charles de Pechpeyrou

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19 ottobre 2019

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