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Quella storia iniziata cinque secoli fa

La capitale della Repubblica Dominicana ospita quest’anno la «XIV Feria internacional del libro», il maggiore evento culturale del Centro America. La Santa Sede è quest’anno l’invitata d’onore del governo locale; Papa Benedetto XVI ha mandato come suo rappresentante il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, accompagnato da un nutrito gruppo di esponenti culturali vaticani, coordinato dal direttore della sezione americana del Pontificio Consiglio, padre Miguel Angel Reyes Arreguín, che ha lavorato all’allestimento del padiglione della Santa Sede in cui sono esposti libri sia originali che in facsimile, provenienti dai Musei Vaticani, dalla Biblioteca Apostolica e dagli Archivi Vaticani, come le prime bolle pontificie guardanti il Nuovo Mondo. La «Feria» si è aperta all’indomani della beatificazione di Giovanni Paolo II, che iniziò proprio da Santo Domingo il suo programma di viaggi missionari.

La storia cattolica americana è profondamente vincolata a quest’isola. La manifestazione si ricollega alla celebrazione del quinto centenario di un evento particolarmente significativo per la storia dell’evangelizzazione del Nuovo Mondo, l’erezione delle prime diocesi del Continente americano: Santo Domingo, La Vega e Puerto Rico nel 1511, da parte di Papa Giulio ii, dietro richiesta del re Fernando il Cattolico di Spagna.

A partire da quel momento si consolidò «la chiamata evangelica, si fortificarono i cammini della fede e si aprirono le conoscenze e le forti chiamate in favore dei diritti delle genti» come ha sottolineato il ministro della Cultura dominicano nel suo discorso inaugurale, facendo sì che questo Nuovo Mondo fosse «al centro stesso della storia della salvezza».

Infatti, ha ricordato il ministro, precisamente in quell’anno, il 1511, il frate domenicano fra Antón de Montesinos, a nome dei suoi confratelli appena arrivati, pronunciò il famoso Sermone di Avvento difendendo i diritti dei nativi contro i soprusi degli encomenderos , in ciò che oggi viene riconosciuto come il primo «grido di denuncia» a favore dei diritti umani. Ci troviamo all’inizio di quanto porteranno avanti in seguito specialmente i domenicani e la Scuola di Salamanca di Francisco di Victoria (e che porterà alla «legislazione delle Indie» da parte della Corona spagnola).

La «XIV Feria internacional del libro» continuerà per tutto il mese di maggio: in cartellone ci sono più di 1579 incontri e conferenze, mentre i 655 espositori provengono da 33 Paesi diversi. Alla fine della cerimonia d’apertura il cardinale Ravasi ha tenuto un intervento sul valore della scrittura e del libro come «l’espressione più alta della mente e del cuore» (perché, come ricorda lo scrittore francese Daniel Pennac, «il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere»). Il presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura ha ricordato come il libro si trovi «al centro delle tre grandi religioni monoteiste» e che l’anima che regge la fede cristiana è «precisamente la Parola di Dio che si esprime nella Bibbia, termine greco che indica “i libri”, chiamata anche la Sacra Scrittura per eccellenza. La stessa Bibbia — ha continuato Ravasi — presenta Dio come uno scrittore. Tanto è vero che le due tavole della legge divina che Mosè consegna a Israele sono state scritte dal dito di Dio».

Il cardinale Ravasi ha poi introdotto il video-messaggio inviato per l’occasione da Benedetto XVI. Questa celebrazione, ha sottolineato il Papa, potrà aiutare a mettere ancora in una luce più nitida il notevole contributo che la Chiesa ha dato alla formazione culturale dell’America con le sue numerose opere. Il Papa ha ricordato le figure di due eminenti gesuiti spagnoli, ma dominicani di adozione, il vescovo Francisco Josè Arnaiz e il padre Josè Luis Sàez, educatori di generazioni di dominicani e notevoli scrittori, citando le parole di Pio XII: «L’ufficio di un buon libro è quello di educare alla migliore comprensione delle cose, a pensare e a riflettere». Dio ha voluto che l’unica Parola divina si esprimesse per ispirazione dello Spirito Santo con parole umane; la fede diventa sempre giudizio culturale e fattore di trasformazione della vita del popoli. Un chiaro esempio di questo è la storia dell’evangelizzazione in America Latina, iniziata proprio da Santo Domingo.

Non risulta che nel 1492, quando Cristoforo Colombo arrivò a questo Nuovo Mondo sconosciuto agli europei, portasse con sé dei sacerdoti. Non ne aveva bisogno, in quanto si trattava di un viaggio di esplorazione o al massimo di un viaggio commerciale. Ma ben presto tutti si resero conto che si trattava di un mondo da evangelizzare e che servivano sacerdoti missionari che proclamassero la fede ad altri popoli. Un tema trattato esplicitamente nella lettera inviata da Colombo al re Fernando il Cattolico di Spagna il 14 marzo 1493.

La storia delle prime diocesi appartiene al processo fondamentale dell’evangelizzazione del Continente. Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio a Santo Domingo concluse una sua omelia del «novenario di anni» precedenti al quinto centenario proprio con la preghiera che recitavano all’alba i navigatori di Colombo: «Benedetta sia la luce / e la santa Vera Croce / e il Signore della verità e la Santa Trinità / Benedetta sia l’alba / e il Signore che ce la manda / Benedetto sia il giorno / e il Signore che ce lo manda».

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