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Quella spada di Damocle sospesa su una pulce

· ​Il punto esclamativo fra denigratori ed estimatori ·

C’è chi lo detestava, come Ugo Ojetti, c’è chi lo amava, come Alessandro Manzoni: il punto esclamativo ha sempre rappresentato, nella storia della lingua, una sorta di Rubicone. Chi decideva di guadare il fiume, poi non avrebbe saputo fare a meno di quel segno di interpunzione; l’alternativa, allora, era sì di usarlo, ma beffeggiandolo nello stesso tempo. «Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce» tuonava Ojetti, giornalista e critico d’arte, la cui prosa, tuttavia, non mancava certo di farne ricorso. Ora però si è venuta a tracciare una terza via, che consiste nel cancellare il punto esclamativo, o comunque di ridurlo al minimo. 

Francesco Gonin, «La conversione dell’Innominato» (XIX secolo)

Tale decisione è stata presa dal ministero dell’Istruzione britannico che in questi giorni ha varato un vademecum salva-grammatica. Stop with exclamation mark! si dichiara in modo perentorio nella nuova normativa: da notare che il punto esclamativo è stato usato nella stessa ingiunzione diretta a sopprimerlo. La circolare ministeriale è indirizzata agli studenti inglesi di ogni ordine e grado ritenuti rei di usare la punteggiatura solo per fare le faccine nei post e negli sms. Si vuole dunque punito l’uso distorto e inflazionato dei segni di interpunzione e inoculare nei discenti di Sua Maestà un utilizzo «più coscienzioso», in particolare, del punto esclamativo che verrebbe adoperato dai giovani con una frequenza inversamente proporzionale alla sua correttezza sintattica. La circolare non si perita poi di indicare le uniche circostanze in cui sarà ammesso, d’ora in poi, l’uso del punto esclamativo: ovvero solo nelle frasi che comincino con how o con what. Insomma un vero e proprio tributo al galateo old fashion.
E pensare che Alessandro Manzoni affidava al punto esclamativo tanto della sua prosa, quando si trattava di esprimere stupore, gioia, volontà. Prova ne sia che nel Fermo e Lucia esso viene scritto centoundici volte, nei Promessi Sposi centosessantatré. E, a una lettura attenta, si riscontra come il punto esclamativo abbia un ruolo dominante in uno dei capitoli chiave del suo capolavoro, il XXIII, in cui è narrato prima l’incontro tra il cardinale Federigo e l’Innominato, poi quello tra il porporato e don Abbondio: in quel sapiente intreccio di timori e di speranze, di esitazioni e scatti di volontà, in quel magistrale gioco di ombre e di luci, è il punto esclamativo a dettare i ritmi, fino a suscitare un vertiginoso crescendo di emozioni.
E che questo punto di interpunzione avesse una sua ragion d’essere se ne era accorto anche Anton Čechov che, non a caso, compose un racconto intitolato proprio Il Punto esclamativo (1884). Ne è protagonista il segretario Perekladin, che trascorre la notte di Natale insonne perché, durante la cena, qualcuno aveva fatto sarcastici commenti sulle capacità degli impiegati di usare correttamente la punteggiatura. E in quella notte riceverà la visita di alcuni spettri, i quali altro non sono che segni di interpunzione: li riconosce tutti, tranne uno, il punto esclamativo: in quarant’anni di onorata carriera, infatti, non ne aveva mai incontrato uno. Sarà la moglie a spiegarli la sua importanza. Da allora comincerà a vedere le persone trasformate in punti esclamativi. E alla fine del racconto Perekladin, per uscire dall’incubo, firmerà il suo nome suggellandolo con ben tre punti esclamativi. I fantasmi che lo perseguitano allora scompaiono e la catarsi è compiuta.
E tra realtà e leggenda s’incunea l’aneddoto su Victor Hugo che, dopo aver stampato I miserabili, si scoprì sempre più impaziente di sapere come la sua opera sarebbe stata accolta dal pubblico. Inviò allora all’editore una lettera — altissimo omaggio al dono della sintesi — con un semplice punto interrogativo. E l’editore non fu da meno: gli comunicò il successo del libro facendogli recapitare un foglio vergato con un grande punto esclamativo.

di Gabriele Nicolò

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24 agosto 2019

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