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Quella processione ininterrotta di fedeli nella basilica Vaticana

· A colloquio con il cardinale arciprete Angelo Comastri ·

Un fiume di pellegrini ha interrottamente reso omaggio alle spoglie mortali di Giovanni Paolo II. La basilica di San Pietro è stata testimone silenziosa dei giorni della beatificazione: da quando i suoi resti mortali sono stati estratti dalla cappella nelle Grotte Vaticane, all’esposizione davanti all’altare della Confessione, fino alla tumulazione di stasera, lunedì 2 maggio, nella Cappella di San Sebastiano. A narrare lo straordinario avvenimento ecclesiale, in questa intervista al nostro giornale, è il cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano.

Che cosa l’ha colpita nella celebrazione di beatificazione di Giovanni Paolo II?

Lo dico sinceramente, è stata l’umiltà di Benedetto XVI. Sembrava che si fosse fatto piccolo per additare alla Chiesa e al mondo la grandezza spirituale di Giovanni Paolo II che egli ha definito, con voce commossa, un gigante della fede. Questo non è un fatto secondario. Dobbiamo veramente benedire il Signore che ci dona uomini così come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

E nei giorni precedenti?

Quando la mattina di venerdì 29 aprile è stata asportata la grande pietra tombale bianca ed è riemersa la bara di rovere contente la teca di piombo e a sua volta la teca di cipresso con le spoglie mortali di Giovanni Paolo II sembrava che il tempo fosse tornato indietro. I sanpietrini erano gli stessi che hanno tumulato la salma sei anni fa, ed erano emozionatissimi. Li ho guardati e vedevo le lacrime scendere dagli occhi e anch’io ho provato un brivido d’emozione. Ho riveduto in quel momento l’8 aprile 2005. Io ero seduto sulla parte destra della cappella nelle Grotte Vaticane. Davanti a me era seduto l’allora cardinale Joseph Ratzinger, decano del Sacro Collegio. La cerimonia di tumulazione si allungava. Con la mano destra ho fatto cenno al cardinale Ratzinger se potevo recitare il rosario. Dall’altra parte, lui ha alzato delicatamente la mano e mi ha fatto cenno con le dita che potevo tranquillamente intonarlo. Lo abbiamo recitato con un’emozione che quasi si toccava con mano e mentre pregavamo Maria, la teca contenente le spoglie mortali di Giovanni Paolo II, che avevano nel corpo la ferita di un attentato, venivano tumulate. E io pensavo quello che Giovanni Paolo II disse: «Mentre una mano assassina sparava per uccidermi, una mano materna ha fermato il Papa sulla soglia della morte. Da quel giorno la mia vita è un dono ed è un dono ogni giorno. È un regalo di Dio. E io desidero spendere tutto per Lui tenendo la mia mano stretta alla mano di Maria». Ho ripensato proprio a questa frase di Giovanni Paolo II mentre le Ave Maria riempivano le Grotte Vaticane. In qualche modo abbracciavano questo figlio straordinario di Maria, che ha voluto mettere nel suo stemma episcopale e papale, come ha ricordato Benedetto XVI, una grande «M» sormontata da una croce. Maria che ci porta a Gesù, alla croce di Gesù e alla gloria di Gesù.

Cosa è accaduto dopo l’estrazione delle spoglie mortali di Papa Wojtyła?

Appena il feretro di Giovanni Paolo II è stato collocato davanti alla tomba di San Pietro c’è stato un fiume spontaneo di dipendenti dello Stato della Città del Vaticano. Non era prevista questa inondazione, ma non abbiamo voluto fermarla. Per l’ordine pubblico avevamo pensato di far tutto a porte chiuse, ma non si poteva fermare questo flusso spontaneo di devozione. Anche la Gendarmeria Pontificia con il comandante Giani ha capito questa esigenza del cuore e abbiamo lasciato che i sentimenti si potessero esprimere. Abbiamo visto i dipendenti di tutte le amministrazioni avvicinarsi al feretro di Giovanni Paolo II come se non fossero passati sei anni. Ognuno veniva lì in silenzio per rivivere un ricordo, per portare una preghiera. Per ringraziare il Signore che dona alla Chiesa santi pastori. Il primo che è venuto a portare l’affetto a Giovanni Paolo II è stato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, seguito dal cardinale Stanisław Dziwisz. C’ero anch’io, l’arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segretaria di Stato, e tante persone che, spinte dal cuore hanno voluto unirsi a questo abbraccio di affetto e di gratitudine. Devo esprimere la mia gratitudine alla Gendarmeria Pontificia che ha tutelato l’ordine in questo omaggio spontaneo. Un grazie commosso va poi ai sanpietrini che hanno svolto un lavoro impeccabile e anche all’associazione Santi Pietro e Paolo, che si è messa a disposizione quasi al completo con i suoi volontari giorno e notte.

Quando è stato portato in basilica?

Al mattino presto del 1° maggio, in forma privata, dalle Grotte la bara è stata portata in basilica, ed è stata collocata davanti all’altare della Confessione, proprio di fronte a quell’altare dove tante volte Giovanni Paolo II aveva celebrato l’Eucaristia, dove tante volte ha parlato, dove ha fatto sentire prima la sua voce giovanile, poi la sua voce sempre più flebile, stanca, ma sempre più convinta e appassionata dell’annuncio del Vangelo. In quel momento sono subentrate le Guardie Svizzere Pontificie che hanno svolto la guardia di onore giorno e notte accanto al feretro di Giovanni Paolo II e anche quella presenza dava un tocco di delicatezza e di solennità che porta sempre la presenza della Guardia Svizzera accanto al Papa.

E dopo la beatificazione?

Abbiamo aperto a tutti la basilica affinché tutti potessero sostare un momento davanti al feretro che era esposto nella nuda bara, con il suo stemma pontificale, le date della sua vita e un’umile croce e sopra l’evangelario. È chiaro che quell’evangelario ha portato a tutti il ricordo di quello di sei anni fa quando il vento sembrava una mano invisibile che sfogliava le pagine e quasi ci diceva: se volete sapere chi era Giovanni Paolo II cercate il segreto in questo pagine. È stato un uomo che ha vissuto il Vangelo e ora tocca a voi. Sono passati davanti al feretro del Papa i capi di Stato, tutti con grande devozione, le varie delegazioni, gli ambasciatori e poi un fiume, veramente un fiume di gente al punto tale che anche durante la notte abbiamo dovuto lasciare aperta la basilica perché era incontenibile questa marea umana che come sei anni fa voleva abbracciare Giovanni Paolo II. Abbiamo proposto per tre volte la preghiera del rosario, tanto amata da Giovanni Paolo II. La beatificazione è avvenuta il 1° maggio, e come l’ha sottolineato anche il Papa, è il giorno d’inizio del mese di Maria. Anche questo è stato un segno molto bello. E ci sembrava che i fiori più belli che potevamo portare sul feretro di Giovanni Paolo II erano proprio le Ave Maria che hanno segnato tutta la sua esistenza, tutta la sua vita. Oggi, lunedì 2 maggio, è stata celebrata la messa di ringraziamento per il dono di questo beato, per il dono di questa santità eroica che ha segnato la chiusura del XX secolo e l’inizio del XXI secolo. Nel pomeriggio alle ore 16 viene proposto l’ultimo rosario e alle 18 viene chiusa la basilica e l’accesso ai pellegrini. Alle 19 e 15 in forma privata, il feretro viene portato in processione dai canonici del Capitolo Vaticano alla Cappella di San Sebastiano, dove avviene la tumulazione. Si colloca una lapide che chiude la visuale con una scritta umile, ma bella, sintetica «Beatus Joannes Paulus ii». L’altare di San Sebastiano per una coincidenza non voluta, non cercata, è l’altare dove una pala in mosaico rappresenta il santo colpito dalle frecce, un martire della persecuzione di Diocleziano. Sotto c’è un martire dei tempi moderni, un uomo non attraversato dalle frecce, ma da un proiettile che a distanza di secoli ha reincarnato il mistero della Chiesa, perseguitata e vincitrice attraverso la persecuzione.

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21 luglio 2019

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