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Quella pedata del Signore

· Don Ciotti parla dell’incontro del Pontefice con «Libera» ·

C’è un motivo in più per don Luigi Ciotti e la sua gente “libera” di gioire, oggi 21 marzo. Incontrano il Papa nel giorno della memoria e dell’impegno per sostenere le famiglie delle vittime di tutte le mafie.

Volontari di «Libera» al lavoro in un terreno confiscato alla mafia

 E lo fanno quando ancora non si è spenta l’eco delle celebrazioni per ricordare il ventesimo anniversario del sacrificio di don Giuseppe Diana, caduto vent’anni fa, nel giorno di san Giuseppe, a Casal del Principe sotto i colpi della mafia. «Come tutti gli anni — ci dice don Ciotti — anche l’altro ieri ero lì a celebrare la messa con il vescovo, alle 7.25, proprio l’ora in cui don Peppino è stato ucciso, nella chiesa di san Nicola, la sua parrocchia. È stato un testimone vero del Vangelo sino all’ultima goccia del suo sangue».

Da quel giorno di vent’anni fa «qualcosa è cambiato a Casal del Principe. Se non altro — continua il fondatore di Libera — c’è maggiore consapevolezza: si cerca di “stanare” la gente con una campagna a livello culturale. Ma è una strada tutta in salita. Lo dimostra il fatto che mercoledì scorso alla cerimonia in ricordo di don Diana c’erano più prefetti che sindaci: sono tanti infatti i comuni della provincia commissariati per mafia».

Una spinta ad andare avanti è attesa dall’incontro di questo pomeriggio con il Pontefice nella parrocchia romana di San Gregorio VII. «La disponibilità del Papa ad accompagnare i familiari delle vittime in questo momento carico di dolore ma anche di speranza — sottolinea — è segno di un’attenzione e di una sensibilità che è stata colta sin dal primo momento. Attenzione verso tutta l’umanità fragile, ferita. Ma attenzione, anche, allo specifico tema delle mafie, della corruzione, delle tante forme d’ingiustizia che negano la dignità umana: voce di una Chiesa che salda il cielo e la terra e che della denuncia fa annuncio di salvezza».

Molte di quelle vittime, ricorda, «erano “giusti”: persone che non hanno esitato a mettere la propria vita al servizio di quella degli altri, anche a costo di perderla. È questa giustizia delle coscienze, prima che delle leggi, il dono che ci hanno lasciato. Condividerlo è nostro compito quotidiano. Condividerlo con Papa Francesco è la più grande delle gioie». Per i familiari delle vittime innocenti delle mafie l’incontro con Papa Francesco è «un dono», tanto più grande perché precede, anzi apre, la giornata della memoria e dell’impegno. Don Ciotti sottolinea: «Il 21 marzo è per loro — e sarebbe bello lo diventasse istituzionalmente per tutti gli italiani — il giorno in cui i loro cari, in tante città d’Italia, vengono chiamati per nome in un appello rivolto alle coscienze di tutti.

Mario Ponzi

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19 settembre 2019

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