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Quella novità che cambia la vita

· Dopo la testimonianza sul Vaticano II offerta ai preti di Roma Benedetto XVI incontra i membri dell’associazione Pro Petri Sede ·

Dal concilio l’entusiasmo e la speranza per costruire il futuro della Chiesa e del mondo

«È la fede a dover orientare lo sguardo e l’azione del cristiano, poiché è un nuovo criterio d’intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo». Così Benedetto XVI è tornato a riproporre l’esigenza di una «conversione autentica» per vivere la «novità radicale della Risurrezione». Una necessità ribadita con forza in questi giorni quaresimali e rilanciata anche nella testimonianza sul concilio Vaticano II offerta giovedì ai preti di Roma. «È nostro compito proprio in questo Anno della fede — aveva detto tra l’altro — lavorare perché il vero concilio, con la sua forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa».

Questa mattina, venerdì 15 febbraio, durante l’udienza concessa all’associazione Pro Petri Sede — una degli ultimi incontri pubblici del suo pontificato — è tornato a porre l’accento su quella che ha definito «una realtà vivente»: la fede, cioè quella virtù teologale «che è necessario riscoprire continuamente affinché essa possa accrescersi». Mettendo in evidenza in modo particolare i profondi, inscindibili legami con la carità. E ribadendo un concetto più volte espresso: non esiste carità senza fede, né fede senza carità. Perché quest’ultima, ha spiegato, non può ridursi a un semplice umanesimo o a un’opera di promozione umana. «L’aiuto materiale, per quanto necessario — ha ricordato — non è il tutto della carità, che è partecipazione all’amore di Cristo ricevuto e condiviso».

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20 ottobre 2019

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