Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Quella musica
che non chiede permesso

· Misa por bandoneón per i duecentocinquanta anni dalla nascita dell’eroe uruguaiano José Gervasio Artigas ·

Il prossimo 19 giugno ricorre il duecentocinquantesimo anniversario della nascita dell’eroe della patria orientale José Gervasio Artigas. Si tratta di una data significativa per i popoli del Río de la Plata. L’Ambasciata dell’Uruguay presso la Santa Sede ha deciso di celebrare la memoria del “Protettore dei popoli liberi” e di rendere omaggio, allo stesso tempo, a Papa Francesco.

Il 6 giugno a Roma, al Palazzo della Cancelleria, è stata eseguita in prima mondiale la Misa por Bandoneón con testi del libro di Qoèlet, una composizione musicale dell’artista uruguaiano Roberto Passarella, interpretata dall’autore stesso e dal coro ed ensemble filarmonico della città di Macerata. Pubblichiamo un articolo scritto per l’occasione dall’ambasciatore dell’Uruguay presso la Santa Sede, Daniel Ramada Piendibene, il quale spiega che il bandoneón è uno strumento di periferia. Doppiamente di periferia. Da un lato la sua musica, in entrambe le rive del Río de la Plata, fiorisce dagli arrabales («sobborghi»), dove fra la metà del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo nascono, un po’ per bisogno di mano d’opera rustica, un po’ attraverso l’alluvione migratoria, quelle periferie urbane fatte di lavoro, amore e sofferenza, vale a dire, i quartieri bassi. D’altra parte però non bisogna dimenticare che il bandoneón nasce come strumento ausiliare per accompagnare le celebrazioni domenicali nelle piccole cappelle rurali tedesche, dove non c’era spazio né denaro per montare un organo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE