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Quella miniera nascosta nei Quartieri Spagnoli

· Una falegnameria pensata per dare un futuro ai ragazzi di strada ·

Se lo contendono, poi lo tagliano e lo sradicano dal vaso in terracotta posto al centro della Galleria Umberto i, a Napoli. L’albero di Natale è «tutt’ chell ca vogliono». Inizia così, col furto di un pino da parte di una banda di scugnizzi, La Paranza dei bambini, il film di Claudio Giovannesi — tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano (Feltrinelli, 2016) — presentato in concorso al Festival di Berlino 2019 e vincitore dell’Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura, scritta dallo stesso regista insieme a Saviano e a Maurizio Braucci. Sono Nicola (Francesco Di Napoli), Lollipop (Ciro Pellecchia), Tyson (Ar Tem), Biscottino (Alfredo Turitto), o’Russ (Ciro Vecchione) e Briatò (Mattia Piano Del Balzo) i sei ragazzini del Rione Sanità, condannati al degrado e all’abbandono, senza padri o con padri imbavagliati dal racket dell’estorsione. Sono loro che vogliono soldi e armi per dominare il mondo, tentano di portare a casa il trofeo e di bruciarlo, l’albero, al falò di sant’Antonio Abate, protettore del fuoco.

L’ingresso della falegnameria  di Salvatore Iodice

E se è vero che l’arte imita la vita, pure nella realtà, proprio come nella finzione, ogni 17 gennaio, nei vicoli napoletani, va in scena il copione dell’albero rubato. Quest’anno, tuttavia, la vita vera ha superato qualsiasi immaginazione.

Accanto all’azione vandalica delle paranze, un gruppo di quindicenni ha prima seminato e dopo piantato una grande idea. A svettare, tra i mercatini di strada e le trattorie che servono piatti tipici, è stato, infatti, l’abete d’alluminio, realizzato dai giovani della falegnameria “Miniera/Riclarte”, nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Fatto di materiali riciclati, quell’abete ha gridato a tutti che un’altra Napoli è possibile.

Ne è convinto Salvatore Iodice, 44 anni e quartierano doc, “motore” della falegnameria che ha aperto nel 2005 per dare un’opportunità diversa dalla criminalità ai ragazzi della strada. Completamente soli, alle volte, dai 12 ai 16 anni.

«Anche io ero uno scugnizzo. Sono finito in carcere e, solo dopo aver scontato la pena, ho aperto questo laboratorio che a breve diventerà un’associazione culturale. L’ho fatto perché qualcosa continuava a tormentarmi e ho capito che potevo realmente salvarmi non dimenticando la mia storia, ma mettendola a disposizione dei più piccoli. Così, accolgo tanti giovani in “Miniera” e gli insegno il mestiere», spiega Salvatore, convinto che la bellezza possa cambiare il mondo.

«Il quartiere attraverso l’arte può subire un cambiamento importante e quello che cerco di fare è dare ai bambini la possibilità di scegliere che vita vogliono avere. Esiste la Paranza del grande schermo — aggiunge — e anche quella che dal basso sta rinascendo».

Dalla strada alla bottega, dunque, la paranza di Salvatore ha preferito, all’essere uno scugnizzo o un “muschillo” (ossia un baby spacciatore), l’arte di realizzare splendide opere recuperando ciò che si getta nei vicoli. Di costruire panchine per gli anziani e segnaletica stradale per i turisti a partire dalla spazzatura abbandonata. E pure quella di dipingere una realtà diversa: alla “Miniera” di Salvatore si deve il primo murale del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra a soli 26 anni, quello di Bud Spencer e, ancora, il restauro del grande affresco di Maradona sul “muro de Dios”.

«Il laboratorio ha ormai lanciato l’omonimo blog, insieme alla collaborazione con Fabio De Rienzo, che dà spazio a tutti e provvede a denunciare ciò che non va: dai rifiuti in strada, alla droga e via dicendo. Al momento — conclude — stiamo girando un docufilm sul recupero degli antichi mestieri proprio perché al crimine vogliamo contrapporre il lavoro. Sono convinto che se lo Stato non c’è, tutti noi dobbiamo esserlo».

Ed è davvero dai mille colori Napoli, che fa da sfondo all’alternarsi delle vite a sfumature diverse dei giovani delle paranze. Due facce della stessa medaglia. C’è chi sceglie la bellezza di sopravvivere, di garantirsi un futuro e c’è chi, come nel delicato e disperato film di Giovannesi, decide di spacciare, minacciare ed estorcere, rimanendo vittima dall’adolescenza negata. La stessa che fugge via in un soffio, veloce come il vento, mentre, loro, della paranza, sfrecciano sui motorini in direzione Galleria Umberto I.

di Enrica Riera

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16 dicembre 2019

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